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di Facebook ed altri dèmoni postmoderni

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Da qualche giorno sono affetto da “nausea informatica saturativa“. Sto lavorando alla mia tesi di laurea che consiste – che fantasia! – in un progetto d’architettura. Quindi sono a casa, davanti alla mia scatola luminosa, per un bel po’ di tempo al giorno. Se a questo aggiungo blogs, news, flickr, forum ecc…ecco spiegato il mio stato di insofferenza telematica.

Ad inizio settimana poi m’è venuto in mente di iscrivermi a Facebook. Non mi serviva a niente di particolare,solo pura curiosità di vedere cosa fosse questo tanto famigerato “social network”.

L’iscrizione richiede pochi passaggi e, in breve tempo, si può addobbare il proprio profilo di foto ed informazioni d’ogni genere. Metto un minimo di dati, qualche foto mia e in compagnia della mia ragazza, una foto d’arrampicata, dopodichè clicco il magico link “amici”. Mi limito a “”fare amicizia”” con la mia ragazza (!!) e con un amico di vecchia data, tanto per curiosare un po’. Nel mentre, in un box laterale, seguitano a scorrere gli avatar di ex compagni di liceo mai più rivisti, compagni di università, amici di amici di costoro, perfetti sconosciuti.

Non ci metto molto a rendermi conto che tutto questo mi è come minimo di dubbià utilità. Si può scrivere sulla pagina di un utente, mettere commenti, foto, chattare, scambiarsi messaggi privati. Ci sono poi un’infinità di gruppi. Insomma niente di nuovo, se non questa alienante esasperazione dell’espandere in continuo la rete dei contatti.

La possibilità di inserire messaggi nelle bacheche si limita a frasi-status. I gruppi mi sembrano decisamente scomodi da usare, di certo a questo scopo ci sono servizi più adeguati. Le foto hanno spazio illimitato; sarà solo una mia impressione , ma mi sembra che anche una immagine significativa si perda in quel contesto. Per farla breve non mi è piaciuto per niente questo Facebook, è caotico e artificioso e, ripeto, fa cose che altri servizi fanno meglio. Per certi versi mi pare che sia fatto ad hoc per succhiare il tempo agli utenti; ad esempio, mancano del tutto i feed RSS.

Fino a questo punto parlo per opinione personale, a me non piace, lo trovo poco utile, a volte irritante e un po’ mi inquieta persino. Detto questo sia chiaro che non voglio certo giudicare gli n-mila iscritti entusiasti, nè fare l’apologia dei tempi in cui dal modem ci passavano le BBS o NNTP.

Ora arriva il fatto più spiacevole. Vista l’esperienza, ho preso seriamente in considerazione anche l’eventualità di rimuovere l’account da Facebook che, oltre a non servirmi a nulla m’ha addirittura un po’ turbato.  In fin dei conti con la mia ragazza non ho certo bisogno di un social network e per il mio amico di vecchia data avrò molto più piacere a cercare qualche occasione di scambiare quattro chiacchiere di persona! Cerco così nei menù il pulsante per un’eventuale cancellazione dell’account , ma, con sorpresa, trovo solo un ambiguo “disattiva account“. Una veloce ricerca sul web dà conferma al mio timore: ciò che con qualsiasi altro servizio è possibile fare con un click, cancellare il proprio account, su facebook è un’impresa dal dubbio epilogo.

Disattivando l’account, tutti i messaggi, le foto e le informazioni pubblicate restano visibili. Esiste la funzione per cancellare l’account, peccato che non sia immediata e si limiti a rendere invisibili i dati, conservandone però copia sul server. A riprova che non si tratta di paranoia d’orwelliana fantasia, basta leggere le condizioni d’uso del servizio: “gli utenti accettano che Facebook mantenga delle copie archiviate dei contenuti dei profili” e ancora “le informazioni rimosse possono rimanere come copie di back up per un tempo ragionevole”[1]. Che Facebook fosse la più grande cloaca a sfondo “Commercial Information Gathering” che s’era mai vista sul web, era chiaro fin da subito[2]. L’unico modo (si spera!) di ripulire i propri dati è di eliminare fisicamente uno ad uno i contenuti inseriti e poi richiedere la cancellazione dell’account.

Questa esperienza mi ha portato a riflettere su quanto spesso si celi dell’assurdo nel nostro rapporto con i “social network” e tutte le altre luccicanti prodezze del web 2.0 . Sono talvolta così subdole che si finisce per esserne ostaggi inermi e inconsapevoli. Lungi da me fare del cyber-luddismo, anche se, a volte, qualche colpo di martello ben assestato farebbe un gran bene. Basterebbe in realtà cercare di ricordarsi di innaffiare regolarmente il seme della critica. Usare senza essere usati, senza farsi contagiare dal delirio.
Il mio cervello e il mio sistema nervoso centrale iniziano a dare segni di sovversiva irrequietezza, nelle strade laterali si covano telluriche incursioni.
Ripenserò radicalmente ai mezzi e al loro uso, al tempo dedicato loro,al se e a cosa servono.

Posso anticiparvi che il mio blog rimarrà, nella sostanza, quello che è, anche se, prossimamente, spenderò magari qualche parola anche su questo. Mi piace il blog, è un ottimo strumento quando si vuole scrivere ad un pubblico potenzialmente illimitato. Mi piace perchè mi porta a condividere informazioni ed esperienze e perchè mi “obbliga” a riordinare dei pensieri, dargli parola, struttura e forma per poterli comunicare.
Per la lettura dei blog che mi piacciono invece, ormai da tempo, uso solo i feed. Gran risparmio di tempo e massima comodità! E se sentite il desisiderio di aprire un blog o una pagina non fatelo con orrori tipo myspace o spaces.live.com …

Frequento due o tre forum intorno alla montagna, li trovo un’utilissima fonte di informazione, di scambio e confronto di idee ed esperienze. Tramite questi forum ho conosciuto sempre ottime persone con cui ho condiviso belle esperienze. Soluzione per evitare di starci incollati e scrivere inutilità: visite a cadenza massimo giornaliera in cui concentrare la consultazione degli argomenti e la partecipazione attiva con contributi interessanti e costruttivi, se non si ha nulla da dire meglio un decoroso silenzio. Riguardo ai siti di montagna che contengo report uso, di nuovo, i feed RSS, nella speranza che quelli che ancora non li hanno creati lo facciano celermente. Nell’attesa non li guardo!

Altro capitolo: le previsioni meteo e nivometeo. Questa voce per fortuna non pesa così tanto sul bilancio, organizzando bene i preferiti le si possono cosultare rapidissimamente. Alcuni servizi offrono anche riassunti settimanali e archivi cui eventualmente far riferimento per valutare, per esempio, una gita scialpinistica.

Flickr: e’ un bello spazio per archiviare e condividere le proprio foto. E’ bene orientato tematicamente alla fotografia e dispone di tutti gli strumenti per un suo uso semplice e veloce. Ha, credo, una bassa tendenza a fagocitare tempo ed energie.

Email, istant massaging, chat, gruppi, news: gmail e tutti gli strumenti google sono degli ottimi strumenti, direi al momento impareggiabili. Ho alcune riserve sulla privacy ma non mi dilungo a riguardo. Con google reader si possono consultare i feed di tutti i siti che ci interessano senza perder tempo a visitare i siti stessi.
Per le news e i gruppi ho risolto semplicemente con i feed ed eventualmente con notifiche via mail.
Skype, MSN e simili li uso al pari del cellulare, per sentire una persona cara temporaneamente lontana, salutare un amico che non vedo da un po’ o per mettermi d’accordo a che ora partire, chi porta le corde, chi il salame. Usati in questo modo evitano di arricchire le compagnie telefoniche e sono decisamente comodi. Esagerare è come al solito deleterio.

Il web: google, di nuovo, semplifica molto la vita nel cercare informazioni. Quindi quel che resta da fare è capire quali informazioni servono veramente e quali no e come cercale nel modo più efficace e veloce possibile.

Il lavoro: qua la storia è complessa, merita un discorso a parte.

Tutto il resto al momento semplicemente non mi serve se non , nel migliore dei casi, a rubarmi tempo ed energia che posso dedicare a ben altro, più piacevole, bello, divertente o utile.

Infine, se posso lasciare un consiglio a quelli che avranno la pazienza di leggere questo mio sfogo, voglio dire siate critici, ma non ideologici, usate la facoltà del dubbio, l’intelligenza, interrogatevi ed interrogate, sappiate dividere. Guardatevi da ciò che non ha l’interruttore, che promette di portarvi il mondo sempre e ovunque e dalle realtà parallele. E questo pensiero è ancor più forte nei confronti di quanti, con qualche anno in meno di me, in mezzo a tutto questo ci stanno crescendo.

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Written by claus

7 novembre 2008 a 12:35 pm

Pubblicato su chiacchiera

9 Risposte

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  1. Ciao …

    Anche se non ci conosciamo (piacere !) … bel post, complimenti per la tua capacità di analisi e di critica.

    Nel caso specifico dei climbers, non sarebbe il massimo un social network fatto da climbers per climbers ?

    Pensi che sia utile avere la possibilità di scambiarsi informazioni anche a carattere multimediale (video, link, …) relative ai posti dove arrampicare ?

    Hai idee migliori ?

    Ciao

    9b

    7 novembre 2008 at 1:39 pm

  2. Ottimo intervento.
    Io e la mia ragazza la scorsa settimana abbiamo scoperto che tutti i nostri amici (bèh…quasi tutti a dire il vero) a nostra insaputa hanno creato un loro profilo su FaceBook.
    Ci siamo infiltrati anche noi sfruttando un account di un amico: abbiamo trovato un troiaio telematico pazzesco, un mondo intero di cui noi ignoravamo completamente l’esistenza! Gente (i nostri amici) tra i 25 ed i 30 che fanno cose più adatte ad un pubblico adolescente piuttosto che a uomini fatti…ci sono rimasto.
    Non sono contrario alla rete, ho un blog (http://paroleadaltaquota.iobloggo.com/); lo uso per esprimermi, non certo per giocare a “vuoi essere mio amico virtuale?”
    Morale: quando mi arrivano mail del tipo “Ho creato un profilo su Facebook dove posso pubblicare le mie foto, i miei video ed eventi: ti vorrei aggiungere ai miei amici per poterli condividere con te. Prima di tutto, devi iscriverti su Facebook! Poi anche tu potrai creare il tuo profilo personale!” io rispondo:
    se vieni a casa mia ti offro il caffè, con te non voglio condividere niente altro! Ciao

    Stefano

    8 novembre 2008 at 7:59 pm

  3. Ma scusa, non sarebbe più facile non iscriversi o, prima di farlo, leggere le condizioni che solitamente accettiamo senza degnare neanche di uno sguardo?

    Andrea

    9 novembre 2008 at 7:33 pm

  4. @ 9b : io non credo che ci sia bisogno di un social network per arrampicatori. Ci sono già molti forum, siti specializzati, pagine personali. Non mancano le possibilità di scambio e confronto anche per gli arrampicatori e alpinisti.

    @ andrea : senza dubbio le policy sulla privacy andrebbero lette, anche se sono scritte piccole e terribilmente noiose. Poi converrai con me che la politica che, ad oggi, Facebook adotta, è quantomeno anomala.

    bluecatmx

    9 novembre 2008 at 7:54 pm

  5. bravo Claus, “vecchio mio….”, un’analisi perfetta! hai sviscerato magistralmente un problema dilagante e complesso, dai risvolti inquietanti.
    ciao
    m

    cimaxi

    10 novembre 2008 at 3:53 pm

  6. @ bluecatmx: hai ragione, come per i prodotti reali (imbraghi, moschettoni, …) il mercato dell’arrampicata, anche sul web, ha un’offerta forse superiore alla domanda.
    Ciò non toglie che da arrampicatore, se posso scegliere tra 20 marche di imbraghi, anzichè solo tra 5, per me è comunque meglio.
    E ci può stare anche il “bisogno”, relativo certo, della ventunesima marca.
    Non è detto che non possa essere quella che mi convince di più !
    Lo stesso vale per il web, dove il prodotto/servizio è un po’ più complesso di un imbrago, tant’è che poi ci sono differenze sostanziali tra un social network ed un altro, ad esempio tra flickr e facebook, oppure tra flickr e wordpress.
    Alla fine ti danno tutti la possibilità di caricare foto e video, di scrivere “post” sulla tua pagina personale. Ed eventualmente di partecipare a forum, gruppi, …
    Flickr, wordpress, facebook, youtube … sono tutti social network generalisti, non focalizzati su un tema specifico come l’arrampicata. Ciò nonostante, tra gli iscritti ci sono tantissimi arrampicatori e alpinisti, anche famosi, ai quali evidentemente non bastano i “vecchi” forum, né tantomeno i siti specializzati-riviste, che non consentono la minima interazione e soprattutto non forniscono contenuti da condividere in modo collaborativo.

    9b

    11 novembre 2008 at 7:40 am

  7. sono d’accordo con quello che scrivi, anche se ultimamente provo un certo fastidio nel modo in cui si relazionano le salite.
    mi spiego meglio. prova a cercare la relazione di una via classica di difficoltà media e molto frequentata. non sarà difficile imbattersi in numerose relazioni del tipo: metti il cam #2 scala la fessura in dulfer poi con movimento delicato su svasi ecc… io credo che la iperinformazione in alpinismo svilisca il senso dell’avventura, del viaggio, della scoperta personale.
    abbiamo materiali avanzatissimi che danno un buon margine di sicurezza, previsioni meteo ormai molto attendibili, strumenti d’ogni genere. io credo che tutto questo debba essere funzionale all’avventura e all’esperienza emozionale in alpinismo e non appiattire tutto.
    immagina di partire per una scalata di cui non hai una di queste relazioni superdettagliate ma un disegno, qualche indicazione sulla difficoltà e una descrizione del tipo: attaccare l’evidente diedro che solca al centro la parete. Scalarlo per 6 lunghezze di corda…..ecc e sta a te interpretare la linea, capire che materiale può servire, prevedere l’impegno e lo stile della salita basandoti sulla conoscenza di chi quella linea l’ha tracciata, sull’epoca della sua salita, sulla cultura e le peculiarità alpinistiche di quel gruppo montuoso. Inutile dire che dal punto vista della ricchezza e pienzza dell’esperienza vissuta questa seconda possibilità è molto più remunerativa. Ed è il motivo per cui sto cercando di dare informazioni tecniche sempre più asciutte ed essenziali sul mio blog.

    bluecatmx

    11 novembre 2008 at 8:34 am

  8. Si, come sempre nelle cose ci vuole un pò di equilibrio e buon senso … Ciao, alla prossima.

    9b

    11 novembre 2008 at 9:48 am

  9. necessita di verificare:)

    Outwarbab-online

    29 novembre 2009 at 11:09 pm


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