Valle Onsernone, il bis
Detto fatto, la scorsa domenica sono tornato in Valle Onsernone con Marlen. Il programma della giornata era fare un giro in questa bella valle e arrampicare su qualche via tranquilla godendosi il sole caldo. La scelta è ricaduta su “Ove tornar desio”, una placconata ben esposta al sole e circondada da fitti boschi di castagni, faggi e querce. La struttura si raggiunge agevolmente con una bella passeggiata nel bosco. Abbandonata la traccia per le Placche di Paleria in corrispondenza di un cartello in legno con scritta, si seguono gli ometti sino alla sua base. La mattinata è così trascorsa più che piacevolemente. Ridiscesi all’auto e riposta la ferraglia ci siamo dedicati ad una passeggiata nel paese di Berzona. Per finire in bellezza non manca che la meritata merenda; e allora pane nero e un salamino spettacolare acquistato in un singolare negozio self-service! Purtroppo la macchina fotografica è rimasta a casa, ma basta le parole a dire che è stato bello.
Ora l’autunno delle ultime giornate calde prima dell’inverno, delle arrampicate e delle passeggiate in maglietta pare proprio finito. Il progetto del Caporal è rimandato a primavera, in montagna è arrivata la neve! Cambieremo i vestiti e le mete ma non la voglia di divertisi, star bene e vivere avventure.
Valle Onsernone, Parete ai monti, Dimitri
Con Dademaz vado in terra ticinese per una salita infrasettimanale. La meta la decideremo strada facendo: la parete ai monti in valle Onsernone. La via, unica sulla parete, è una di quelle che tante volte ho guardato con interesse salvo poi voltare pagina intimorito dai numerini con la lettera accanto. Ma in un posto così e con questo sole sto setteà seiccì obbl mi suona bene.
L’avvicinamento è ravanoso, seguendo radi ometti in un bel bosco. Qualche indecisione, ma arriviamo comunque all’attacco.
La musica sui primi quattro tiri è la stessa. Gradi sulla carta tranquilli (max 6a+), ma quando ad aprire in placca è passato un placchista di razza, allora c’è da guadagnarsi ogni metro con impegno, grazie anche alla chiodatura sicura ma distanziata che và integrata. La roccia è un ottimo gneiss chiaro e ruvidissimo, con qualche tratto da pulire a causa della scarsa frequentazione. Il primo tiro ha due-tre singoli pepati, ma con qualche micro-giocattolo ci si protegge bene. Sul secondo è utile un binocolo e sul finale ha una liscissima sorpresa…. il terzo ancora aderenze da meditare e il quarto muretti più ripidi e traverso. Al quinto si cambia genere. Bellissima fessura di 6a+ da proteggere e poi placca. E ora tocca alla sesta lunghezza,di 7a, la più bella e la più impegnativa della via, dentro un diedro strapiombante perfetto. Prima parte equilibri precari su muro verticale poi splendida fessura regolare, atletica e strapiombante. Ci stiamo a lungo sul tiro sfruttando ogni diavoleria abbiamo appeso all’imbrago e alla fine guadagnamo la sosta. A questo punto decidiamo di scendere. Col senno di poi si poteva pure proseguire,i tiri dopo anche se di pari grado erano meno continui. Ma va bene così,è stata una bella giornata. Così con un po’ di doppie non proprio comode ci immergiamo nuovamente nel bosco e poi giù fino al paese.
Non ero mai stato in questa valle e l’ho trovata semplicemente stupenda nel suo abito autunnale. Qui, a così breve distanza dall’affollamento della pur bella bassa Valmaggia, si possono trovare silenzio tranquillità e natura per passeggiare o scalare. Da tornarci quanto prima!
Falesia del Vaccarese
Sabato mattina sono tornato in questa bella ed ampia falesia in compagnia di Luca, Fabrizio e due suoi amici. Il tempo è stato mite e il luogo piacevole, proprio come lo ricordavo. Dal punto di vista arrampicatorio la giornata è stata caratterizzata dalla variabilità. Poca voglia su un paio di tiri facili, divertimento e ingaggio su altri più duri. In compagnia di Fabrizio sbaglio di un soffio l’a-vista su una magnifica placca verticale cadendo ormai fuori dal duro. Poi spremo le ultime energie per un’altra bella placca verticale a tacche, questa volta di 6c. Parto decisissimo cercando di fare il più veloce possibile. supero il tratto chiave molto divertente ma poco più sopra sbaglio col chiodo sotto ai piedi. Mi tocca così ripetere la sequenza chiave stancandomi definitivamente e alla penultima protezione mollo. Mi ritengo più che soddisfatto e mi sono divertito. Dopo un ultimo tirello con Luca ripercorriamo il bel sentiero nel bosco fino all’auto
Corni di Canzo
Abbiamo trascorso la domenica passeggiando sulle montagne di casa, in una giornata splendida e mite. Da tempo avevo dicevo a Marlen che prima o poi ci saremmo andati e questa volta l’occasione è stata perfetta per una domenica di relax. Lasciamo l’auto a Valmadrera, saliamo alla frazione Belvedere e poi seguiamo la comoda mulattiera sino a S. Tommaso. Impossibile resistere ai prati che formano un eccezionale balcone affacciato sul piano. Riprendiamo poi a salire lungo il sentiero 4. Lo lasciamo brevemente, una volta raggiunto il crinale, per salire in vetta al Corno Occidentale e goderci un nuovo panorama sulle grigne e la città di Lecco. Proseguiamo ancora fino al rifugio S.E.V. e sul bel prato sottostante ci fermiamo per il pranzo. Ci si sta proprio bene, è caldo, l’erba è ancora verde e a farci da scenografia ora sono il Lago e il Rosa. C’è molta gente in giro, coppie con bimbi piccoli, anziani, skyrunners…ma è un ‘affollamento’ piacevole. Ci rimettiamo in marcia per calcare la cima del Corno Centrale e poi iniziamo la discesa verso Valmadrera per un sentiero più diretto. Ne è uscita una bella camminata su queste piccole montagne, a misura d’uomo, così vicine alla città. Vicinanza che con i suoi contrasti non fà che esaltare la bellezza dei luoghi.
Val di Mello, Cochise + Kundalini
Giornata un po’ ‘così’ in Val di Mello. Partiamo al solito senza le idee chiare sul da farsi. Strada facendo decideremo poi per questa via. Il tempo è insignificante, nè brutto nè bello con nuvole basse a strati un po’ ovunque. Lasciata l’auto al termine della strada percorriamo la breve e piacevole camminata che conduce ai piedi delle Dimore degli Dei. C’è un po’ di traffico ma sono tutti diretti sull’adiacente Kundalini, quindi dovremo condividere solo un sosta. Nell’attesa si chiacchiera un po’ e finalmente si parte.Un lungo traverso a destra, tranquillo e ben proteggibile, porta ad una comoda sosta. Aspettiamo di nuovo il nostro turno e riparto io: traverso sotto il tetto dell’ala di pipistrello e poi prendo la fessura, da proteggere a nut, che permette di guadagnare, con un’uscita non banale, la prima sosta di Cochise. Tocca a Luca ma al primo spit decide di scendere e mi cede in blocco la via. Il primo tiro è rilassante con l’unica difficoltà sul passaggio iniziale, per il resto è una bella placca di movimento su svasi e “funghetti” , col culo ben parato. Il secondo, dopo qualche metro di giardinaggio oppone un singolo impegnativo per concatenare due concrezioni. Sul terzo tiro le difficoltà sono minori, compensate dalla chiodatura un po’ più lunga. Qua si conclude Cochise, a mio parere una via molto piacevole e ottimamente ri-attrezzata (a fix inox al posto dei tasselli da 8 usati in apertura), di media difficoltà, che propone un’arrampicata per nulla faticosa e passaggi di gran soddisfazione motoria.
1988. I giovanissimi locali imparano la nuova lezione.Maspes e Stefano Mogavero apprendono l’uso del perforatore e aprono dal basso un’altra via destinata a divenire classica, Cochise, una grossa variante diretta della classica Kundalini, lungo una placca già percorsa in precedenza da Massimo Sala e C. Il Sala perdona poi il sedicenne Rampikino che ripete l’Amplesso Complesso del Precipizio togliendo un misterioso spit aggiunto sul tiro chiave da ignoti… fonte valdimello.it / rampik
Se si chiude la salita a questo punto è una via da mezza giornata. Proseguendo sulla parte finale di Kundalini diventa un po’ più interessante. Tagliamo dal Bosco dei Folletti ritrovando un po’ di traffico. Da qui salgo una facile placca fessurata poi tocca a Luca su un lungo traverso a sinistra facilmente proteggibile. Di nuovo io sulla penultima lunghezza che presenta un passaggio di VI+ in dulfer oltre uno spigoletto. Lo stesso spigoletto che strozza le corde e costringe a tirare come animali da soma per guadagnare la sosta. Dopo un po’ di casino con l’altra cordata tocca a Luca uscire dalla via con un’ultima semplice lunghezza.
Torrioni del Biollè
Il giorno seguente, dopo una bella dormita e sveglia comoda andiamo ai Torrioni del Biollè. Il tempo è ottimo e questa volta l’ambiente è solare e amichevole. Lasciata l’auto alla fine della strada iniziamo una piacevolissima camminata a mezza costa. Attraversiamo splendidi boschi di faggi e betulle, prati, nuclei di vecchie baite e torrenti. Il panorama è ampio e spazia su tutta la valle, dalla pianura torinese fino alla Ciamarella. In mezzo a tanta meraviglia della natura , chi come me si diverte sulla pietra, non può non notare la gran quantità di giochi rocciosi disseminati sulle pendici di questi monti. Neanche a dirlo, su queste rocce, come su quelle della vicina Valle dell’Orco si abbattè l’onda rivoluzionaria del Nuovo Mattino. Tornando a noi invece, la mattinata è trascorsa tranquilla e fin troppo veloce, con gli avambracci ancora un po’ provati dal giorno prima.
E a questo punto non mi resta che ringraziare Marco per l’ospitalità e la compagnia.
Vallone di Sea, Parete dei Titani
Dopo aver accantonato un progetto in quota decidiamo per una scalata su roccia. Compagno di cordata è Marco, che conoscerò di persona per l’occasione, dopo anni di conoscenza telematica. Raccolgo così l’invito ad andare nelle Valli di Lanzo. L’idea di andare a scalare in un posto nuovo mi attira molto. Leggo il poco materiale disponibile in rete per farmi un’idea delle possibilità nella zona e alla fine, per il primo giorno, propongo a Marco la Parete dei Titani nel vallone di Sea.
Parto di buon’ora, il viaggio è lunghetto ma fila veloce. Ci incontriamo e saliamo assieme fino al termine della strada che risale la Val Grande di Lanzo. Ci incamminiamo così verso l’imbocco del Vallone di Sea. Bastano pochi passi affinchè la valle mostri al viandante la sua durezza. A parte il sentiero di fondo valle non esiste altro segno di addomesticamento. Ovunque si guardi si vedono solo verticali e geometriche pareti di roccia scura, ripidi canaloni e boschi sospesi.
Guadare il torrente, gonfio e limaccioso, è il primo ostacolo. Saliamo poi in direzione della parete fino all’attacco della nostra Titanic fra i massi e la folta vegetazione. Il guado ci ha fatto perdere parecchio tempo, ma per fortuna non abbastanza da compromettere la salita.
Si parte col primo tiro, 6b, un diedro aperto cui segue un tetto atletico. Dalla sosta si prende il lunghissimo e regolare sistema di diedri e fessure che caratterizza tutta la via. Dopo un secondo tiro di 6b su fessurina di dita e diedro seguono quattro lunghezze di corda con difficoltà intorno al 6a+ e un’ultima di 6c. Numeri a parte, la cosa che mi ha impressionato di questa via è l’assoluta continuità: non un solo metro facile, ma lunghe sequenze di opposizioni, sostituzioni ed incastri su di una geometria verticale perfetta. Dall’uscita scendiamo velocemente alla base con alcune doppie aeree.
Ora non ci resta che riporre il materiale nello zaino e scendere a valle. La serata si concluderà con una pizza veloce e poi a letto presto.
Del Vallone di Sea mi è rimasta l’impressione di un mondo a sè, selvaggio, duro, con le sue regole. Sono contento e soddisfatto di essermici anche solo affacciato,seguendo le orme del mito,della storia,delle visionarie esplorazioni di Giampiero Motti e Giancarlo Grassi
Vacanze 2008 #4
L’indomani è di nuovo giorno di relax. Passiamo oziosamente la mattinata girovagando un po’. Il pomeriggio decidiamo che per la sera si farà una bella grigliata. Compriamo una quantità indegna di carne di agnello appena macellato e un’ottima bottiglia di Montepulciano e partiamo in esplorazione con l’auto per trovarci il posto adatto (sarebbe troppo scontato farla in campeggio!). Facciamo un bel po’ di strada passando per luoghi affascinanti e selvaggi. Poco dopo S. Stefano Sessanio, nei pressi della Rocca di Calascio troviamo finalmente il posto che ci aggrada. Inutile dire che carne e vino sono stati davvero ottimi. Ora il problema sarebbe piuttosto capire se le poche ore di sonno che ci restano da dormire al rientro sia sufficienti a smaltire l’abbuffata. Il mattino dopo infatti andremo a scalare al Corno Grande.
Ad ogni modo alla mattina percorriamo la lunga strada fino a Campo Imperatore e ci incamminiamo un po’ intorpiditi. La giornata è, tanto per cambiare, perfetta. Un vento freddo ci terrà però compagnia per tutta la scalata. Trovato senza intoppi l’attacco dell’evidente spigolo SSE, ci copriamo con tutto quello che c’è nello zaino e partiamo veloci sperando di arrivare presto al sole, che non tarderà a darci sollievo col suo tepore. Nelle prime lunghezze non trovo soste così attrezzo interamente, l’arrampicata è nel più classico stile dolomitico, un po’ rude con talvolta qualche appiglio o appoggio da usare con cautela. La zona centrale dello spigolo riserva le maggiori difficoltà tecniche ma sopratutto di orientamento. Devo cercare un traverso a sinistra a prendere un diedro. Il primo tentativo fallisce, non è quello giusto e devo ritornare sui miei passi. Poi Marlen intuisce il passaggio che si rivela corretto. La salita riprende così più spedita.E’ semplicemente tutto bello e l’ambiente è di prim’ordine. Raggiunta la vetta occidentale proseguiamo ancora per cresta in conserva e, ormai in vista della vetta principale ci sleghiamo.
Finalmente calchiamo la cima di questa bella montagna. Dopo una salita in completa solitudine fa un po’ strano trovare un piccola folla di escursionisti assiepati intorno alla croce. Ci soffermiamo qui un bel po’, mangiamo, firmiamo il libro, e ci godiamo il sole e lo splendido panorama. La discesa non sarà brevissima. Lasciamo il sentiero affollato per seguire la lunga cresta W. Finita finalemente la roccia ci resta solo una lunga camminata per prati da cui possiamo ammirare la linea appena salita. Arriviamo all’auto stanchi ma più che soddisfatti. Una bella doccia e una buona cena sarà il modo migliore per concludere la giornata. Con questa scalata è anche terminata il nostro soggiorno sul Gran Sasso…il giorno dopo “via!verso nuove avventure!”
Grignetta, giro del Fungo
Per questa domenica eravamo orientati su qualcosa di tranquillo e vicino casa. La scelta ricade sulla Grignetta. Decidiamo per il giro del Fungo per una combinazione tranquilla che permette di salire in sequenza la Torre, il Fungo e la Lancia, raccordando le tre vie con alcune calate in doppia. La giornata è splendida, non una nuvola e una piacevole temperatura. Percorriamo la solita Direttissima e poi il sentierino fino all’attacco della via Corti alla Torre. Dalla cima della Torre ci caliamo all’attacco della via normale al Fungo. Con l’ultima estetica lunghezza, che aggira il grande tetto, raggiungiamo la sommità e ci ritroviamo assieme a mangiare e godere del caldo sole. Poi, dopo l’inflazionata doppia nel vuoto, saliamo gli ultimi due tiri della giornata che ci consegnano alla cima della Lancia. Fatta l’ultima doppia, recuperiamo gli zaini e ci incamminiamo verso l’auto. La giornata si conclude seduti tranquillamente al sole con pizza e cocacola.
foto di Signalkuppe
Vacanze 2008 #3
Questa volta da Prati di Tivo prendiamo la seggiovia. Dalla stazione raggiungiamo velocemente la base della Prima Spalla fino all’attacco di Attenti alle clessidre. La salita si svolge per belle placche bianche, puntellate di provvidenziali clessidre da inseguire e rinviare. Alla fine si rivelerà la prima, fra le vie che ho percorso sin’ora, in cui non incontro un solo grammo di ferro!
E’ un’altra giornata di cielo terso e brezza fresca, la parete è aperta e solare e questa volta è tutta per noi. Davvero magnifico. Fino a metà parete troviamo qualche cordone in clessidra, poi probabilemte piego troppo a destra e per 4 lunghezze non trovo nessuna traccia di passaggio nè soste. Proteggiamo comunque bene con clessidre, tricams e friends. Per facili ma bellissime placche usciamo infine in vetta. Ci sleghiamo e ci godiamo un po’ di riposo mangiando qualcosa. Sistemato il materiale facciamo il punto per la discesa. Le doppie sono da escludere, sarebbe una ravanata. Prendiamo un erto sentiero che con bel percorso ci conduce fino alla Sella Due Corni. Da qui, passando per il rifugio Franchetti, scendiamo come fulmini per prendere la seggiovia (la maledetta chiude prestissimo!). All’auto finalmente possiamo riposarci e bere. Siamo davvero soddisfatti. Ci fermiamo di nuovo in paese per la spesa di cose buone e poi rientriamo alla base. Rientro che ci ha visti coinvolti in una comica avventura stradale per aver letto distrattamente le indicazioni…
Vacanze 2008 #2
Il giorno seguente è dedicato a relax, esplorazione e buona tavola. Partiamo in auto con l’idea di raggiungere un lago visto mentre arrampicavamo. Saliamo così al valico delle Capannelle con la sua strada tortuosa, attraversando un paesaggio aspro e deserto, ad eccezione delle greggi di pecore e di qualche pastore solitario. Scendiamo poi sul versante teramese e risaliamo di nuovo fino a raggiungere finalmente il Lago di Campotosto. L’idea era quella di fare il bagno ma, visto che non pare una cosa così semplice, ci dedichiamo a contornarlo interamente, dividendo a volte la carreggiata con vacche, tori o pecore, e visitando i paesi che vi si affacciano.
Ci fermiamo per il pranzo ad uno di questi e poi si fa siesta sul lago all’ombra di un bel faggio.
Rientriamo con calma, doccia, cambio vestiti e usciamo a cena. Ci fermiamo ad Assergi. Scelto il ristorante visitiamo prima il piccolo nucleo, davvero meritevole. La cena, a base di carni,formaggi e vino abruzzesi, si rivelerà ottima e al di sopra le aspettative. Non ci resta che andare a dormire, il giorno dopo infatti andremo a scalare di nuovo sulla fantastica roccia del Corno Piccolo.
foto di Giulio Speranza e terlizzi_michele
Vacanze 2008 #1
Mi ricordo che alle scuole elementari, puntualmente ad ogni inizio d’anno, la maestra sottoponeva ai suoi alunni una specie di domanda chiusa su dove avevano trascorso le vacanze estive, mare, monti, campagna, lago, cose così. Quest’anno potremmo spuntare tutte le opzioni. Nella mappa qui sotto mi divertirò a mettere una puntina su ogni luogo in cui siamo stati.
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Abbiamo organizzato tutto all’ultimo e ci è venuto proprio bene. Dopo un giorno e mezzo di preparazione di bagagli e materiali, partiamo alla volta del centro Italia, di notte, col cruscotto pieno di guide e cartine.
La prima tappa sarà il Gran Sasso d’Italia. Qui ad un campeggio sul versante di Campo Imperatore. Raggiungiamo l’Aquila in mattinata,sistemiamo la tenda, ci riposiamo un po’ e poi andiamo subito a spasso. Decidiamo che l’indomani andremo subito a saggiare la roccia.
La sera spulciamo quindi la guida per scegliere la via e riempiamo gli zaini con tutta la mercanzia. Si va alla Seconda Spalla del Corno Piccolo. L’accesso a questa struttura avviene da Prati di Tivo, sul versante opposto a quello in cui facciamo base. Di buon mattino ci facciamo i 50km di curve e tornati per andare di là. Snobbiamo la funivia e saliamo tranquilli per una bella dorsale. Il panorama, per noi insolito, è spettacolare. Montagne di tremila metri, tutto l’appennino ai piedi e il mare sempre sullo sfondo!
Raggiunta la base della parete sono davvero impressionato dalla sua bellezza, eleganza e purenza di forme. Sembra un unico monolite, bianchissimo, liscio e tondeggiante. Attacchiamo una classicona anni ’30 o giù di lì, in diedro e camino. E’ domenica e ci sono altre cordate in giro, così ne approfitteremo lungo la salita per carpire informazioni dai locals su scalate, ristoranti e posti da vedere. Finiamo la via con tutta calma, con tanto di siesta ad una comoda cengia al penultimo tiro. Per la discesa scegliamo il canale Bonacossa, non è difficile, ma stressante per le scariche; più giù una quindicina di metri li superiamo in doppia. Recuperiamo gli zaini e ci avviamo verso valle ritrovando una coppia di climber incontrati sul sentiero la mattina. Si conclude così, con gran soddisfazione, la nostra prima avventura su questa bella montagna.
La giornanta è ancora lunga così esploriamo una falesia vista dall’auto salendo. La falesia non è gran che, ma il bosco di faggi secolari in cui è immersa sembra “la dimora di mille folletti” (by Marlen). Scendiamo al paese di Pietracamela, primo della lunga serie di splendidi borghi visitati durante il nostro viaggio. E’ il tipico paesello di queste zone, aggrappato al fianco della montagna, coi muri di pietra bianca e i tetti falde con i coppi. Ci imbattiamo anche nelle pitture rupestri di una artista locale degli anni ’70 e in una bella falesia proprio in mezzo al paese. Prima di rientrare alla base facciamo spesa di salumi e formaggi locali per la cena.
Grignetta, Torrione Pertusio
Venerdì sera sono stanco ma soddisfatto. Una doccia, una riordinata al materiale e sono come nuovo per uscire. Sento Luca e alla fine ci organizziamo per una vietta in Grigna il mattino seguente, una cosa veloce perchè l’indomani partirà per tre settimane sulle montagne boliviane, sarà una buona occasione per salutarsi. Partiamo un po’ assonnati e sotto la pioggia, la meta è la via Renata al Pertusio. Saliamo a ritmo serrato ed in breve siamo all’attacco. Continua a piovere. Parto io, un diedro atletico. Arrivo in sosta e recupero sotto una pioggerella insistente. Si va avanti e nonostante la pioggia Luca sale bene questo tiro piuttosto impegnativo. Tocca me sull’estetico fessurone. Parto ma ho le mani che non si chiudono dopo l’abbuffata di svasi del giorno prima. Lascio stare perchè se cadessi prima della prima protezione mi romperei per bene. Ci spostiamo sulla adiacente Santo Domingo, già salita l’anno scorso, che senza mancare di mostrarci il suo caratterino ci deposita in vetta. Alla fine, superato lo sconforto iniziale per la pioggia, ne è uscita una bella mattinata.
Gondo, Parete Nascosta, Il contrabbandiere
Venerdì colgo l’occasione per una scalata infrasettimanale. In compagnia di Davide Dademaz, conosciuto per l’occasione, ci dirigiamo verso la Parete Nascosta alle Gole di Gondo. Dopo un paio di tentativi imbrocchiamo la stradina giusta per questa parete, nascosta di nome e di fatto. Non sono mai stato a scalare da queste parti e conosco poco delle molte possibilità offerte da queste imponenti pareti. Raggiunta la base scegliamo di salire Contrabbandieri. Io ignoro il tipo di arrampicata, la chiodatura e la severità o meno dei gradi, quindi vado con la cresta bassa.
Il primo tiro è tranquillo, parto io per questa placca la cui unica difficoltà è il muschio. Al secondo inizia il divertimento, l’arrampicata si rivela assolutamente tecnica, richiede movimento e precisione, si scala su svasi e piccole tacche. Il terzo tiro è mio,è la prova del nove per il resto della salita. 6a+, mi diverto alla grande, arrampicata davvero di soddisfazione, proprio bello! Si va avanti spediti.Più sù i due tiri di 6c e 7a sono impegnativi ma molto belli, il primo un difficile equilibrio dentro un diedro obliquo, il secondo svasoni oltre la verticale. Ancora due tiri e poi giù in doppia fino alla base.
Al contrario di quanto ho letto in giro la via è molto logica, il posto gradevole e comodissimo, perfetto per l’estate in quanto si scala sempre all’ombra. La roccia è un ottimo gneiss, chiaro e ruvido, solo in pochi punti un po’ lichenoso. Sulla via la chiodatura è ottima a fix inox,un paio di passaggi richiedono comunque attenzione. Volendo integrare occorrono friends piccoli e micro. Alla fine è risultata una bella giornata in un posto per me nuovo, una divertente scalata con un nuovo compagno di cordata.
Pizzo Forcella, Sabbia nel vento
Sabato mattina partiamo con comodo verso le 7,la meta sarà da stabilire strada facendo, per intanto si fa rotta verso Nord. Dopo una lunga assenza seguita alla bella salita di Luna Nascente di quest’inverno torniamo a legarci in cordata io, Luca e Francesco. La scelta della via non è semplice, dal canto mio l’unico vincolo è per una scalata in compagnia su una bella montagna. Alla fine, in un ventaglio che spazia dalla N dell’Eiger alle scale di casa, scegliamo il Pizzo Forcella per la via Sabbia nel vento. L’avvicinamento è comodo, breve e piacevole, su pascoli e gande. La nostra montagna si presenta già da lontano come una bella piramide isolata, il cielo è terso e il sole ci scalda piacevolmente. Superato un breve ed insidioso nevaio ancora gelato, ci sistemiamo alla base della parete. I tiri sono nove, tre a testa. Parto io, poi Francesco, poi Luca. Sui miei tre mi diverto alla grande: muro verticale con fessurine,svasi e piccole prese. Arrampico con piacere e soddisfazione, mi sento proprio bene,leggero, nel posto giusto. Fatta la mia parte cedo il comando a Francesco per un bel tiro strapiombante e due lunghezze in placca. Il tempo intanto è cambiato repentinamente e a tratti soffriamo un po’ di freddo. Da sopra è venuta giù un po’ di roba anche grossa, quindi proseguiamo guardinghi cercando di rimanere riparati alle soste. Luca conclude con altre tre lunghezze su placche fessurate fino nei pressi della sommità, che non calcheremo, preferendo iniziare la discesa il prima possibile. Ce la caviamo con 7 calate, un paio delle quali un po’ rognose per il rischio di scariche. Dalla base scendiamo nella valle in un’unica scivolata sull’ampio nevaio. Pare di stare in Scozia con la nebbia, qualche goccia di pioggia, fra pascoli e macereti. E’ stata un’ottima giornata e una salita piacevole, fatta con ritmi californiani, ovvero con la giusta calma senza rinunciare a scherzare o godersi il posto.
Bergseeschijen
Siamo partiti io e Marlen venerdì sera alla volta del canton Uri per dormire in tenda nei pressi della diga della Goschenenalptal. All’alba, aperta la tenda, un anfiteatro di ghiacciai e una giornata splendida ci danno il buongiorno. Fatti gli zaini saliamo alla capanna percorrendo il piacevole sentiero sotto un sole caldissimo. Dalla capanna attraverso una zona di massi ci portiamo all’attacco. Saliamo le prime lunghezze del pilastro SE. Due tiri tranquilli sul IV cui segue una bella lunghezza in diedro e fessura di VI. Dopo un tiro di raccordo, con mio errore ci portiamo sulla via Esther. Le due lunghezze successive mi impegnano abbastanza. Sono entrambe in fessura e diedro, estetiche, con chiodatura molto lunga e necessità di posizionare numerose protezioni. Da qui si prosegue sempre lungo splendide fessure fino in vetta. Breve sosta in vetta e poi giù di corsa per la via normale (discesa agevole con poca neve) e poi verso il fondovalle. Bella giornata, salita divertente e ambiente super! p.s. sono riuscito ad ustionarmi le caviglie!
Val Bedretto
Questa domenica siamo saliti in val Bedretto con l’intenzione di ripetere La strada dei Curbatt al Poncione di Cassina Baggio. Partiti molto presto abbiamo compiuto l’avvicinamento al fresco e con buon ritmo. In alto però la neve ancora abbondante ci ha notevolmente rallentati. Il tempo, dapprima incerto, si è poi rivelato buono. Per pigrizia non abbiamo con noi scarponi o piccozze e la progressione è faticosa e talvolta delicata. Raggiungere l’attacco della via è problematico a causa della crepa che separa la parete dalla neve e da una placca nevosa che sovrasta in precario equilibrio. Tentiamo una variante per roccia per due lunghezze interamente da attrezzare ma poi la faccenda si fa delicata con discreto spavento su microfriend precario. Così per evitare di trovarci in una situazione no way out e visto che la parete è sempre là sfrutto un buon spuntone per abbandonare la parete e superare in doppia anche il sottostante ripido nevaio. Riordinato il materiale trascorriamo il resto della mattinata riposando, prendendo il sole e mangiando. Nel pomeriggio siamo poi scesi a scalare in una piccola struttura vicino alla Capanna Piansecco. Ora abbiamo un buon motivo per tornare in questa bella valle ma soprattutto abbiamo trascorso una splendida giornata.
Per chi voglia recarsi in zona in questi giorni consiglio almeno scarponi,bastoncini e guanti. La roccia è asciutta ma alcuni avvicinamenti sono ancora ingombri di molta neve. Comunque la situazione migliorerà rapidamente.
Sfinge 2006
E’ stata la prima bellissima scalata in ambiente vero per me,in compagnia di Marco e Diego, conosciuti al corso di alpinismo dei Ragni. Abbiamo deciso tutto in fretta e furia verso mezzogiorno del sabato. Tra ritardi vari siamo partiti dai Bagni alle 20 passate ed arrivati in Omio dopo le 22. La mattina i soci dormono a lungo, si fa poi colazione con calma e ci si incammina verso la parete. I primi due tiri sono di Marco, i due centrali di Diego, gli tre altri miei. La progressione si svolge a ritmi yosemitici fra chiacchiere sigarette e cazzeggi vari. L’ambiente è fantastico e il meteo perfetto con solo delle coreografiche nebbie in risalita dalla Val Codera. Quando tocca tirare a me seguo la mia linea immaginaria e di chiodi non ne trovo. Così finita la corda prendo due bravi chiodini dal mio imbrago e con grande compiacimento e sonore mazzate li pianto a realizzare una solida sosta. Recupero i compagni e parto infine per gli ultimi facili metri che mi condurrano in vetta assieme ad una gran gioia.
Individuare e raggiungere la linea di calata e invece tutto affar mio vista la poca dimestichezza degli amici con queste faccende.
Tornati alla base e poi al rifugio scendiamo con tutta calma in valle, si cena e poi ci si avvia, sempre con calma verso Lecco, dove tra una cosa e l’altra arriveremo a notte!
Esperienza indimenticabile per la scalata, l’entusiasmo, la voglia e la compagnia! a ripensare certe cose mi viene da sorridere.
note tecnico-personali,ovvero raccontare storie attraverso oggetti:
avevamo uno solo zaino enorme in tre lungo la via. Oggi userei un microzaino superleggero.
le mezze corde erano state acquistate il pomeriggio stesso! per la cronaca sono le stesse ottime Cobra II a cui mi lego tutt’ora. A giudicare dalla foto ignoravo ancora il Dynema visto che mi tenevo in spalla 10 pesanti e scomodi cordini dell’8. Avevo il mitico casco a scodella bianco (quello su cui in caso di fulmini ci si può sedere sopra senza sfondarlo) che poi ho regalato a Marlen e sostituito con un trendyssimo Grivel giallo. Le scarpette erano delle fiammanti Testa Rossa comprate un po’ grandi ma che tengo ancora da utilizzare con le calze, mi verranno buone per il Cerro Torre :) I pantaloni li uso ancora. Nella foto sono rossi ed idrorepellenti; ora invece rosa e spelacchiati. I dadi che avevo li ho sostituiti con una doppia serie di stoppers. i friends economici dell’inizio sono stati rimpiazzati da una preziosissima serie di Camalot. Gli eccentrici poi li ho relegati a pezzi da raddoppio o abbandono per vie in fessura. L’imbrago, che è ormai prossimo al pensionamento, era stato comperato l’anno precedente in novembre, il giorno prima di una gelida due giorni in val Formazza con Tommy, quando ancora i tecnicismi dell’alpinismo erano per me un mondo semioscuro. I rinvii (quelli economici ovviamente! dei pesantissimi e scomodi Camp senza keylock) li ho venduti e sostituiti con dei leggerissimi Trango Superfly Wiregate montati su fettucce ultraleggere.
Con Diego non ho più scalato dopo quell’anno. L’ho sentito non molto tempo fa e magari prima o poi ci si accorda per una rimpatriata sulle crode. In montagna aveva fegato e voglia ma mancava di metodo.
Marco idem, non l’ho più sentito. Arrampicava bene, era di compagnia e faceva ridere. Forse perchè veniva dalla pianura non era molto in sintonia con l’ambiente alpestre. La sua specialità erano le notti baldoria prima delle scalate, con relativi ritardi, bidoni e stordimenti del giorno dopo.
Sasso Remenno
Ennesimo e ultimo (stando alle previsioni) finesettimana di tempo brutto. Sabato, dopo un rapido scambio di proposte con Luca, decidiamo per la domenica di arrampicare. Nella mia interpretazione del bollettino meteo vedo nella Valmasino una meta papabile. Alla mattina decidiamo definitivamente per le due viette alla coda del dinosauro. Arrivati là troviamo però la parete grondante d’acqua così facciamo dietrofront per scendere al Sasso Remenno. Pare di stare in Amazzonia con la roccia umida e muschiosa e la vegetazione rigogliosissima. C’è pure una discreta quantità di gente. Mi metto all’opera sulla via del Bosca (6b), un bellissimo muro tecnico, con movimeti delicati su tacche e svasi, che la roccia umida rende piuttosto impegnativo e dal sapore vagamente british. La giornata passa poi tranquilla tra arrampicata e relax nelle varie zone della struttura. Il tempo è stato dalla nostra con poche gocce cadute e un provvidenziale sole che ha riasciugato tutto in fretta.
Grignetta, Spigolo E al Pilone Centrale
Anche questa primavera si torna ad arrampicare in Grignetta. Dopo l’infruttuosa ricerca della via nello scorso autunno a causa della nebbia, questa volta azzecchiamo l’attacco, incassato sul fondo di uno stretto ed umido canale. E’ il primo giorno di tempo decente da diverse settimane e c’è in giro una gran quantità di gente. Così non tardano ad accodarsi altre due rumorose cordate all’attacco di questa via, almeno sulla carta, poco frequentata. Sui primi due tiri ho sofferto un po’ l’umidiccio e la ruggine d’inizio stagione. Poi si aggiusta tutto col sole e così al terzo tiro mi metto alla prova sullo strapiombo di VI che in 4 movimenti mi lascio sotto i piedi. Dopo una pausa fatta di groppi in sosta con l’atra cordata e un tratto di raccordo in discesa arriva la lunghezza più bella via, verticale e con una bella sezione delicata su placca sospesa. La via esce poi all’altezza della placca della iper-affollata Zucchi che, unita all’ultimo tratto di Segantini, ci deposita in vetta.
Nel complesso la via è carina con passaggi interessanti e non banali. La roccia è buona ma con tratti friabili ed alcune cenge detriche che disturbano la scalata. La chiodatura è ottima a resinati con i passi impegnativi sempre protetti e un po’ più lunga sul facile. Come materiale consiglio 8 rinvvi, cordini ed eventualmente protezioni piccole (friends .5-.75 BD e nuts 4-9 Stopper).
Bella giornata in compagnia di Marlen, Luca e Luca, delle cordate incrociate e degli amici rampicati incontrati in giro.
Quattro chiacchiere per tornare
Rieccomi a dare mie notizie dopo un periodo di ‘silenzio stampa’. Ho trascurato per un po’ il blog, ma prometto che con questo post torno a scrivere e a raccontare. Tra impegni vari e accadimenti positivi ho trascorso delle belle giornate e visto luoghi nuovi in compagnia della mia ragazza. Abbiamo ripreso ad arrampicare insieme e scoperto con piacere che la voglia girare, scalare e divertirsi giova alla mente e al corpo del rampicante molto più che stare un’inverno attaccati al pannello.
Per rimettere le scarpette siamo stati all’Angelone in un sabato fresco e soleggiato. La giornata è trascorsa piacevolmente sulle solatie placche a gocce.
Nei giorni a cavallo del Primo Maggio è stata invece la volta delle ‘vacanze romane’. Cinque intensi giorni spesi tra mare roccia e città. Siamo prima calati, insolitamente a sud, fino a Gaeta. Qua ci siamo divisi tra le spiaggie, le splendide placche di calcare e l’ottimo cibo. Abbiamo fatto base in un comodo campeggio di fronte al mare e da cui volendo si può andare a scalare direttamente a piedi. Per quel che riguarda l’arrampicata, le possibilità tra Gaeta, Sperlonga e Circeo sono notevoli: vie lunghe, classiche e moderne, e monotiri di ogni difficoltà. Per avere un’ottima panoramica consiglio di dare un’occhiata al sito del Ristoro da Guido, punto di riferimento dei rampicanti in zona e dove vi consiglio vivamente di far merenda! Abbiamo visto più o meno tutti i siti di arrampicata ed è difficile dire quali siano i migliori. Ognuno ha una sua peculiarità. Noi abbiamo scalato all’Approdo dei Proci, falesia non molto estesa ma che merita assolutamente una visita per la bellezza delle vie e soprattutto per la location, in riva al mare con una piccola spiaggia di sabbia alla base. Abbiamo poi visitato diversi settori di Sperlonga classica. Un must (compatibilmente coi divieti per la nidificazione) è la Montagna Spaccata di Gaeta con la sua verticale muraglia di 200m a piombo sul mare.
E dopo l’arrampicata e il mare ci siamo trasferiti a Roma per altri due giorni belli pieni. Abbiamo di culo trovato posto in un bel b&b ad un paio di fermate di metro dal Colosseo
Il finesettimana appena trascorso siamo tornati a fare qualche tiro ad Arcegno, nel Locarnese. Posto piacevole, roccia ottima e tanti settori fra cui scegliere in base ai propri gusti e gradi. Domenica invece ho passato la mattinata con Luca a Galbiate, visto il tempo in peggioramento. Nonostante il rientro incappucciati sotto la pioggia sono soddisfatto per la ritrovata armonia con i sassi.
Val di Mello
Sperone degli Gnomi,Tunnel Diagonale 120 m V+ (P. Belgeri, B. Borsi, I. Guerini e M. Piattoli – 1976)
Accesso dal “Bidè della Contessa” reperire un sentierino a sinistra che sale nel bosco e con una lunga diagonale a destra e alcuni poi con tornanti più direttamente sino alla base della struttura (20 min.)
Materiale utilizzato: friends 1 e 2 doppi, 3
Relazione La via attacca nell’evidente diedro a sinistra di Savonarola (unica via a spit sulla placca)
L1: Salire il diedro in opposizione e per lame (chiodo) sino a raggiungere una zona di blocchi (4b). Traversare a destra sfruttando una comoda fessura (5a) sino a giungere ad una cengetta ascendente che dà accesso al terrazzino dove si sosta – 25 m. Sosta su due spit con anello della via Savonarola.
L2: Salire la fessura con tecnica d’incastro (5a) sino a che questa si allarga e per facili passi si giunge nei pressi di un albero con tre tronchi di cui uno rotto. Salire a sinistra di questo con un singolo passo di 5a sino a pervenire sulla placca sovrastante. Sosta su albero – 30 m.
L3: Risalire la placca in aderenza senza possibilità di assicurazione sino alla sommità della struttura (4a un passo) – 40 m.
Discesa: Dalla sommità lungo il canale che fiancheggia la struttura a sinistra. Eventualmente in corda doppia.
Sarcofago, Cunicolo Acuto 80 m V+ (I. Guerini, M.Villa e O. Zanaboni – 1975)
Accesso: dal “Bidè della Contessa” reperire un sentierino a sinistra che sale nel bosco e con una lunga diagonale a destra porta alla base della struttura
Materiale utilizzato: 1 nut 3 – friends 1 e 2 doppi, 3
Relazione Probabilmente la prima via aperta in valle. Attacca alla base dell’evidente camino
L1: Salire la placca a destra spesso umida (5b, chiodo) sino a giungere sotto uno strapiombetto. Superarlo sfruttando una fessura a destra (5a), da qui in breve alla sosta su spuntone già attrezzata, oppure andare a sostare sotto il camino su due chiodi – 25 m.
L2: Superare in ampia spaccata, sfruttando il Sarcofago, il primo ostico muretto (5b, due chiodi) sino a ristabilirsi su una placca, risalirla sfruttando la fessura a sinistra (friend incastrato) sino a giungere in prossimità del punto più stretto del camino (clessidra). Innalzarsi nel camino stretto e molto faticoso (5b), avendo cura di stare esterni. Uscendo per lame sino ad un grosso albero dove si sosta – 30 m.
L3: Superare la parete sovrastante caratterizzata da due fessure, una larga, l’altra molto più piccola. Con incastro di braccio risalire la più grossa (5a) sino a raggiungere delle buone lame che permettono di raggiungere una cengia nei pressi di un piccolo arbusto. Da questo traversare a sinistra verso un diedro con fessura sul fondo, mentre sulla sua faccia destra è presente una fessura più ampia e sinuosa. Scalare il diedro in dulfer (4b) sfruttando la fessura sul fondo, molto bello, sino ad un ampio giardino pensile, sosta su alberi – 25 m.
Discesa: Proseguire sino alla sommità della struttura con elementari passi sino a reperire un sentierino che riporta alla base.
Sasso Remenno
Fatte un paio di linee (IV/V) nella parte destra del settore principale, una linea nel settore principale (V+) e un’altra sulla parete Sud (IV) con discesa in doppia. Un dolore insopportabile al piede mi ha costretto a dei numeri pazzeschi per salire…proprio sul granito dove i piedi sono fondamentali!
Zucco Angelone
Tornati al Primo Sperone per concludere un po’ linee lasciate in sospeso. Fatti tiri fino al 6a+










































