cammina

Sasso Canale

Domenica sono tornato con Marlen su questa panoramica cima dell’Alto Lario. La giornata è stata limpida e ventosa, il che ci ha permesso di godere a pieno della magnifica vista e dello spettacolo dei colori autunnali. Dalla vetta ho potuto ripercorrere con lo sguardo l’avventurosa discesa dalla Val di Bares di due anni fa; da solo in quest’isola di wilderness dove la natura si è rimangiata le poche tracce delle presenza umana, sentieri inclusi, e dove restano vecchi alpeggi abbandonati e solo in fondo alla valle un gruppo di baite abitate da qualche vecchio pastore.


Ritorno

Arrivata la neve sulle crode è ora di rientrare alla base. Visto il meteo schifoso che c’è stato in giro per le alpi non ci possiamo lamentare. Con un po’ di culo e qualche spostamento abbiamo schivato tutte le perturbazioni. Siamo stati prima ad Ailefroide (merita una visita: nel gruppo dell’Ecrins,arrampicate su bel granito,camminate in quota e relax) Poi passando per la Val Chisone (di nuovo merita) siamo approdati in Dolomiti, Val di Fassa.


Val Grande

Martedì pomeriggio ci spostiamo rapidi verso il Lago Maggiore, saliamo a Miazzina e da qui, sotto una pioggia debole e neanche troppo fastidiosa, raggiungiamo il bivacco dell’Alpe Curgei poco prima del buio. Il bivacco è molto confortevole e ben tenuto e sulla stufa a legna ci prepariamo un’ottima cena. Nel frattempo ha iniziato a nevicare e ha proseguito per tutto mercoledì coprendo di bianco pascoli e alberi…noi ci siamo limitati ad un giro tranquillo nella zona del Pian Cavallone. Giovedì mattina invece siamo svegliati dal Sole e ad attenderci fuori dalla baita c’è uno spettacolo di montagne bianche col Rosa in testa e una bella vista sulla Val Grande.Ci spostiamo quindi a Cicogna per inoltrarci nel Parco fino ai bei pascoli di Pogallo. Il primo approccio con questa zona è stato più che positivo e merita assolutamente future ed approfondite nuove visite!

Monte Rosa Pogallo


Valle del Dosso

Obbiettivo di questo fine settimana è stato accompagnare degli amici sul Pizzo Martello per un esperimento. Partiamo nel primo pomeriggio da Caiasco, al termine della strada che sale da Dosso del Liro. Con un lungo e piacevole traverso sui ripidi pendii della valle superiamo diversi nuclei di baite fino a giungere al Ponte di Madri. Da qui proseguiamo sulla sponda destra del torrente per poi attraversarlo ancora e poi di nuovo fino a raggiungere l’alpe Mugium. Ora, con qualche problema di visibilità, superiamo l’alpe Caurga e, salendo ancora per poco in direzione della Bocchetta di Cama, piantiamo le tende a circa un’ora dalla vetta. Il mattino seguente, dopo una notte di pioggia incessante, saliamo in vetta accompagnati da nebbia e pioggia che a tratti crea qualche problema di orientamento. Infine torniamo in fondovalle per l’itinerario di salita


Pizzo Suretta e Angelone

La sveglia suona alle 3.45, rapida colazione nel rincoglionimeto più totale e partenza alla volta dello Spluga. Alle 6.30 inizio a salire verso il bivacco, salgo abbastanza lento un po’ sono mezzo addormentato un po’ mi devo riabituare agli scarponi rigidi che in questa stagione non ho mai calzato! Comunque in un paio d’ore arrivo all’inizio del piccolo ghiacciaio del Suretta. Qui vengo colto da qualche interrogativo sul proseguimento. Il ghiacciaio tristemente ritirato, pieno di massi e con dei bei crepi, le continue scariche dalle pareti, mi fanno esitare per un po’ fermo al margine del ghiacciaio, ma alla fine rompo gli indugi, picca e ramponi e salgo. Attraverso il ghiacciaio rimanendo abbastanza centrale per stare lontano dal rischio di scariche , per contro devo superare diversi crepacci. Uscito dal ghiacciaio salgo l’ultima rampa di infido detrito mobile per giungere infine in vetta poco prima delle 10. Mi trattengo un po’ in compagnia di una coppia salita dalla stessa via e poi scendiamo assieme verso valle. Dopodichè mi trasferisco all’Angelone per un’arrampicata pomeridiana con Marco. Al quarto sperone fatta una via 5a,4c,4c poi un monotiro 5a più qualche metro fuorivia (e volo evitato di un soffio) di 6b+ e infine Marco attacca ignaro un 6b+ su placca tecnica e dopo il secondo spit vola, lui cade per circa 6m io mi ritrovo 2.5m più in altro, per fortuna senza nessuna conseguenza.

SchwarzHorner Ghiacciaio del Suretta N CIMG3733 Ferrè e Pizzo dei Piani Crepo


Pizzo Martello

oo44d60d7ec59442.jpgPartiamo dal solito ponte di Dangri alle 6 e grazie alla temperatura ancora fresca raggiungiamo la capanna Como in poco più di 3 ore. Saliamo al Passo dell’Orso e da qui scendiamo in Valle del Dosso per poi percorrerne la testata fino nei pressi della Bocchetta di Cama. Infine lungo la cresta W , tenendoci sempre a S del filo,raggiungiamo la vetta. Per la sola salita ci sono volute circa 6 ore e oltre 1800m di dislivello. Ne è valsa decisamente la pena per la bellezza e la solitudine dei luoghi attraversati e per la vista dalla vetta. Dal Pizzo Martello si ha infatti una visuale perfetta su tutta la catena dei Muncech: a W P. Paglia, Mater de Paia, Cima Dermone, Cardinello e giù fino al Passo S. Jorio tutta la dorsale della Valcavargna; a E P. Caurga, P. Campanile, P. San Pio, Pizzo Cavregasco, Pizzo Rabbi, Pizzo Ledù, Sasso Canale e Berlinghera. Al ritorno, dal Passo dell’Orso sono salito da solo anche sul Pizzo della Gratella. In discesa ho sentito gli effetti 2000m di salita. La stanchezza nella discesa è comunque stata alleviata dalla gran quantità di mirtilli che ho mangiato strada facendo e dalla vista dei paesaggi ormai familiari illuminati da una luce del tutto particolare, con il verde brillante dei pascoli,le ombre di faggi e castagni, le forme solide e rassicuranti delle vecchie baite, le pareti e le cime esaltati dalla luce radente e calda del sole che si avvicina all’orizzonte.


Passo Servizio

Giro infrasettimanale per fuggire dal caldo urbano e godersi un po’di sano relax. Saliamo da Starleggia, mancando il sentiero per l’alpe del Servizio, proseguiamo per un po’ nell’amena valle della Sancia per poi salire un faticoso canale. Dall’uscita di questo in breve siamo al bivacco e al passo. Ottima vista sui monti della Vallespluga, della valle del Drogo e più in la sulle pareti nord del gruppo del Masino. Al rientro abbiamo preso un po’ di pioggia…rinfrescante!


Pizzo della Gratella

Parto la mattina molto presto, arrivato al Ponte di Dangri e posteggiata l’auto la nuvole mi lasciano un po’ perplesso. Ad ogni modo m’incammino verso la mulattiera. I primi 30′ sono i soliti faticosi tornanti che portano a Baggio, un folto gruppo di baite in mezzo ai pascoli e in posizione spettacolare. Bevo un pò d’acqua alla fontana e mi inoltro nella valle. Dal Pianezza e per tutto il tratto in ombra pesto neve, residuo di una stagione di precipitazioni copiose. Salgo poi il ripido pendio sottostante la Capanna Como, alla quale arrivo dopo 3h.30′ di salita. Mi fermo giusto il tempo di mangiare qualcosa e riprendo a salire verso il Passo dell’Orso. A tratti fatico non poco sprofondando fino alla vita nella neve, altri tratti per fortuna sono ben compatti e filo via svelto. In 1h.15′ sono al passo, un posto davvero affascinante e selvaggio. Da qui si ha un’ottima visuale sul circo della val Darengo, sul Pizzo Campanile, sul Sasso Bodengo, sulla cresta della Gratella,sul Pizzo San Pio, e giù verso la Valle del Dosso, sul Pizzo Martello, sul Cardinello e sul Mater de Paia. Dopo qualche foto riparto per salire sulla cima del Pizzo della Gratella. Dal Passo dell’Orso ci si deve portare alla base di due evidenti canali separati da uno sperone, il canale di dx è più facile (II) quello di sx leggermente più impegnativo con un passo di III. Dal colletto in uscita dai canali si sale una o l’altra delle due cime per una breve cresta. Al ritorno scendo molto rapidamente alla capanna grazie alla neve che permette lunghe scivolate controllate. Sulla strada del ritorno tro un vecchio che ritorna da pescare sul fiume, e scendo insieme a lui (nonostante l’età scende tranquillo al mio passo). Lungo il percorso ne approfitto per carpire più informazioni possibili su quelle valli da uno che essendoci nato e cresciuto ne conosce ogni angolo. Da Baggio scendiamo a Dangri più rapidamente del previsto grazie ad una magica scorciatoia nel bosco che mi risparmia la faticosa mulattiera.


Grignetta, Direttissima

Confesso che non l’avevo mai fatta. Stamattina parto molto presto e grazie alla nuova strada della valsassina in meno di un’ora sono ai resinelli. Salgo alla volta del Rif. Porta per poi dirigermi verso la Direttissima. Al mattino presto il tempo era buono. La salita è abbastanza tranquilla anche se la roccia umida e la neve mi rallentano un po’, qualche problema me l’ha creato anche la nebbia. Fino in vetta non ho incontrato nessuno a parte un gruppetto che non ho ben capito dove si dirigeva e una cordata sulla Segantini (sentita ma non vista a causa della nebbia). In vetta c’era un po’ di gente ma niente “folle oceaniche”. In discesa ho fatto la Cermenati (noooia) per poi tornare verso il Porta


Val Varrone – Valle di Fraina

Si parte da Premana. Conviene lasciare l'auto nel parcheggio rialzato di fronte alla camp e proseguire a piedi lungo la strada. Dopo circa 1.5km si incontra sulla dx la strada (cartello indicatore) che percorre la Valle di Fraina. Con percorso tranquillo e gradevole, si supera l'alpe Ràsica (1h.30') e si prosegue verso l'alpe di Fraina (2h.00'; +0h.30'). Poco prima dell'alpe noi decidiamo per un cambio di meta causa neve marcia e poca voglia di ravanate. Attraversiamo il torrente e saliamo fino alle baite e ai prati dell'alpe Caprecolo.Torniamo di nuovo all'Alpe Rasica e prendiamo la traccia verso la val Varrone e il Rifugio Forni di Trona.(3h.30' – +1h.30').Da qui si scende su strada sterrata verso Premana (4h.30' – 1h.00').


Val Codera , S. Giorgio

Partiamo da casa accompagnati da un poco rassicurante cielo plumbeo. Per fortuna già a colico il cielo è sereno e a Mezzolpiano iniziamo a salire i tornanti della mulattiera per Codera con un bel sole caldo. In un'ora e mezza circa siamo a Codera e visto che è ancora presto risaliamo ancora un po' la valle, fino allo sbarramento sul torrente. Scendiamo poi di nuovo fino alle case di codera e da qui al sottostante ponte per passare sul lato opposto della valle. Questa parte del percorso offre un ambiente davvero piacevolissimo, fatto di boschi di castangno terrazzati prati pianeggianti e più giù l'orrido solco del torrente scavalcato dal ponte. Risaliamo poi fino alle baite di Cii, un alpeggio incantevole i cui prati offrono un'ottima visuale sulla bassa val codera e più giù sui Piani di Spagna e sui monti del Lario. Da cii intercettiamo il Tracciolino che seguiamo per un lungo tratto fino a bivio da cui si scende a S. Giorgo (bellissimo posto anche questo). Da S. Giorgio infine con una ripida mulattiera a tornanti si scende a Novate Mezzola, poi con con 10 minuti di strada asfaltata si ritorna alla frazione Castello per riprendere l'auto


Monte Boletto

bella passeggiata sulla via delle colme al chiaro del plenilunio


Monte San Primo

alla fine non ho resistito anche oggi senza montagne. Visto che sono partito dopo pranzo la scelta è ricaduta sul vicino monte San Primo. La giornata splendida e i colori autunnali donano ai paesaggi familiari un’aspetto nuovo. Arrivo in vetta giusto in tempo per il tramonto,soffia vento freddo e non appena il sole si nasconde i pascoli a nord si ricoprono di brina. Inizio la discesa col crepuscolo , arrivato alla fine della costa del del s. primo accendo la lampada frontale e per un’ora e mezza cammino nel buio completo.


Val Codera

Finalmente dopo anni sono riuscito a tornare in questa bellissima valle. Si parte da Mezzolpiano, frazione di Novate Mezzola (316m). Il primo tratto non da tregua, sale infatti con ripidi tornanti ben lastricati, fino a rimontare la ripida balconata che chiude lo sbocco della valle. In circa un’ora si giunge ad Avedee (790m), da qui si perde leggermente quota per poi rimontare ma più dolcemente. In un paio di tratti il sentiero è scavato nella parete di roccia e passa al di sotto di protezioni contro la caduta di sassi. In circa 2.00h si giunge all’abita di Codera (825m) dove sorgono anche due rifugi. Dopo Codera il bosco si dirada e permette di godere di magnifici panorami sulle cime che contornano la valle. Procedendo parallelamente al corso fiume, sulla destra idrografica, si superano diversi nuclei abitati, in particolare Saline (1085m) e Piazzo (1140m) poi, passando sull’altro versante della valle si supera Bresciadega (1230m, Rifugio) e con un’altra mezz’ora attraverso bellissimi bosci di larici e betulle si raggiunge il rifugio Brasca (1304m , 4h). Poi ho preseguito ancora lungo il sentiero per la Bocchetta della Teggiola e il Bivacco Predoni-Dal Prà fino alle baite di Codera (omonimo :) 1477m 5h). Gita ottima visto che è stata l’ultima giornata tiepida (anche calda!) d’autunno…e il sole ha reso ancor più belli i gialli e rossi di larici e betulle sul verde scuro degli abeti, la prima neve sul Ligoncio, la nebbia e il ghiaccio nella radure in ombra.

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Resegone

Gita di ripiego causa maltempo con meta la classicissima salita la Resegone dalla Forcella d'Olino. Nonostante pioviginasse e la vetta fosse immersa nella nebbia, la conca di Morterone,coi suoi fitti bosci di faggio , rimane un posto molto affascinante.


Sasso Canale – Val di Bares

Più che una gita è stata una specie di odissea…Partenza prestissimo, salgo in auto fino a Fordeccia (1090m), un gruppo di case poco sotto S. Bartolomeo. Vi si arriva salendo da Gera Lario verso Montemezzo e Bugiallo con un bel pò di tornanti in mezzo al bosco. All'arrivo è ancora buio e c'è una nebbia fittissima. Mi incammino verso S.Bartolomeo da dove parte il sentiero vero e proprio. Qui si sale attraverso boschi di castagni e faggi dove incontro parecchi cacciatori (a cui sono abbastanza allergico). Proseguendo il bosco si dirada per lasciare spazio ai pascoli e si giunge all'Alpe Mezzo (1.10h,+550m,1540m).Il sentiero ora salirebbe attraverso i pascoli ma con la nebbia non riesco ad individuarlo. Proseguo allora lungo la strada sterrata in costa fino ad incontrare il Terminone, lungo muro a secco usato in passato per dividere i pascoli. In inizio a risalirlo per intercettare il sentiero alla sua sommità. Poco sotto i 1800m di quota esco finalmente dalla nebbia e lo spettaccolo che si presenta è davvero eccezionale: sole, cime innevate tutto attorno e sotto il primo mare di nebbia della stagione! Giunto alla sommità del terminone e ritrovato il sentiero inizio a risalire la lunga dorsale che partendo dal Berlinghera arriva fino all'anticima del Sasso Canale. Qui, mentre supero qualche tratto faticoso, un forte vento da nord mi tiene compagnia. Verso quota 2170m il sentiero lascia la cresta per passare sul versante E fino a giungere ai piedi dell'anticima (2396m). Salgo a dare un'occhiata all'orribile ripetitore e qui il vento è davvero fastidioso. Ritorno allora sul sentiero alla volta della cima vera e propria (2410m,3.40h,+870m), vista meravigliosa su tutta la Mesolcina. Dopo la prima e unica sosta della giornata, inizio la discesa dell'impegnativa cresta NNW del Sasso Canale. In realtà non è nulla di tecnicamente difficile, è però un continuo susseguersi di roccette da disarrampicare, ci si muove su terreno infido e sempre esposto…una disattenzione può costare cara. A rendere più accantivante la cosa ho trovato anche zone con neve ghiacciata. Finalmente esco dalle difficoltà e giungo in prossimità del Passo Canale (2210m,4.40h,-200m). Da qui inizia una lunga traversata con continui saliscendi (è difficile quantificarne il dislivello) che passa ai piedi delle pareti del Sasso Campedello e del Pizzo Anna Maria. Infine proseguo fino ai piedi della scura ed imponente parete E del Pizzo Ledù. Da qui l'Alta via del Lario, seguita fino ad ora, risale alla Bocchetta della Ferrata (o intaglio del Ledù) per giungere in breve al vicino Bivacco Petazzi. In teoria non ci sarei dovuto nemmeno arrivare fin qui, cercavo una traccia, segnata sulle carte, che porta all'alpe Alterno di Vercana. Nella realtà di questa traccia non ho trovato nemmeno l'ombra. Qui, ai piedi del Ledù, inizio a dubitare della possibilà arrivare in fondo valle da questo itinirario, ma alla fine inizio a scendere per gande in direzione SE, per raggiunge l'Alpe della Valle. Dall'alto ho la possibilità di vedere solo prima del percorso il resto è immerso nella nebbia. Scelto il percorso più sicuro continuo a scendere fino ad entrare nella nebbia. Qui mi ritrovo in breve dove non volevo assolutamente finire: una zona di ripide placche rocciose. Disarrampicare queste placche è stato davvero un incubo, la roccia è bagnata e si spacca facilmente inoltre è costellata di erba ed arbusti. So di stare rischiando ma il fatto di poter contare solo su di me mi aiuta a concentrarmi e calcolare con precisione i movimenti. Alla ne vengo fuori ma nel mentre è passato molto tempo, si sta facendo tardi. Del sentiero che dovrbbe condurmi in fondovalle ancora non v'è traccia. Continuo a scendere alla volta del prossimo alpeggio. Lo raggiungo faticosamente e con delusione e sconforto trovo solo qualche rudere ,nient'altro. Del sentiero ancora nulla. Seguo ora una debole traccia di capre attraverso il bosco che ben presto scompare cancellata da una frana. Non si passa oltre. Scendo al torrente e proseguo per un po' lungo il suo letto e a tratti dentro l'acqua. Raggiunto un altro alpeggio intravvedo una debole traccia che scende, finalmente è quella giusta!! Il sole si sta già abbassando ed è sicuro che non arriverò per tempo all'auto. Opto quindi per scendere a Dangri e da qui autostoppare a tappe fino a S.Bartolomeo. Finalemente alle 18.30 arrivo al ponte di Dangri e da qui mi incammino, distrutto, lungo la strada per Livo. Da qui in sequenza vado in autostop fino a S.Carlo, poi a Gravedona; prendo l'autobus fino a Gera Lario e ancora autostop fino a Montemezzo e di nuovo fino a Bugiallo. Da qui mi toccano altri 400m di dislivello in salita, al buio, per fortuna che c'e la luna. Alla fine arrivo all'auto dopo le 20.30 assolutamente distrutto…


Monte Marmontana , Laghi di Roggio

Per salire in auto al Rifugio il Giovo (1714m) occore raggiungere il paese di Garzeno: dalla Regina giunti a Gravedona si sale sulla destra seguendo le indicazioni. Raggiunto il paese di Garzeno (620m), al secondo tornante verso sx, imbocca una strada più stretta sulla destra (indicazioni per il rifugio, circa 20km). Si risale il pendio boscoso con numerosi tornanti fino ad entrare in valle San Jorio. Qui la strada (1333m) diviene sterrata ma comunque percorribile fino al rifugio dove si può parcheggiare e rifornirsi d'acqua. Da qui sono salito in circa mezz'ora al passo San Jorio e all'omonimo rifugio. Dal passo si gode un'ottima vista verso Locarno , sul gruppo del Rosa e sulle vette del Sempione. Ho proseguito poi verso la vetta del Marmontana salendo lungo il filo di cresta con qualche tratto ripido, giunti alle pendici della Cima di Cugn il percorso si fa più agevole ed in breve si raggiunge la vetta (2316m,1.40h).Da qui la vista è davvero eccezionale,elencare le cime e le valli sarebbe troppo lungo! Dalla vetta scendo seguendo il filo di cresta E, con qualche tratto accidentato, fino alla B.tta di Stazzona (2135m,2.10h,B.tta del Lago su CNS). Per detriti scendo ai sottostanti laghetti (1157m,0.30h) posti in una bella conca. Scendo poi alla volta dell'Alpe la Boga su percorso non segnato verso SW. La cascina, di proprietà del Comune di Roveredo, è sempre aperta e può essere usata come bivacco in caso di necessità. All'interno si trova una stufa a legna e un fornello a gas, un tavolo e un tavolato in legno per dormire.E' però molto sporca.
Dopo essere ritornato ai laghetti risalgo per detriti in direzione ESE , senza traccia, verso la B.tta di Mugiogna, un evidente intaglio posto a NE della B.tta di Stazzona. Proseguo poi sul versante italiano, poco sotto il filo cresta, con l'idea di raggiungere la vetta del Torresella (Toresella su CNS). Il percorso, accidentato ed esposto, si snoda su tracce di pecore tra roccette e pascoli molto ripidi. Decido di desistere visto che il percorso oltre pericoloso è anche molto poco piacevole! Uscito dalle difficoltà percorro un lungo traverso sulle pendici del Marmontana fino ad intercettare la mulattiera poco sotto il Rif. S. Jorio e da qui rientro in breve al Giovo.


Sasso Gordona

Dolori al ginocchio mi hanno costretto a scegliere una gita tranquillissima. Sebbene il tempo non fosse il massimo è stato una gran piacere tornare a percorrere i sentieri di casa dopo anni. Ma veniamo alla descrizione del percorso che tra l'altro rappresenta parte della prima tappa della Via dei Monti Lariani. Per risparmiarmi la noiosa e faticosa salita da cernobbio al bisbino sono salito in auto fino al termine della carrozzabile (1310m). Parcheggiata l'auto si scende un po' alle spalle del parcheggio per poi seguire le indicazioni per il rifugio Bugone. Passato il rifugio si procede su strada sterrata attraverso fitti boschi di faggio restando pochi metri sotto il crinale che si specchia nel Lario. Superato il rifugio Murelli la strada sale un po' più decisa tagliando le pendici del Monte S. Bernardo. Di nuovo attraverso il bosco si giunge al rifugio Binate, poi, per pascoli alla Colma di Schignano, alle pendici del Sasso Gordona. Da qui si prosegue alla volta del Rifugio Prabello e da questo si sale poi in breve sulla cima del Sasso Gordona. Quest'ultima parte di salita permette di visitare le trincee e le fortificazioni della linea cadorna. Dalla cima conviene scendere dalla parte opposta per concludere la visita alle fortificazioni.


Grignone, via del nevaio

Giornata sfigata! come al solito sveglia prima dell’alba…per strada il primo piccolo problema: -6 punti sulla patente :( Finalmente arrivo a Cainallo. Il sole si sta alzando ora ed è propria una bella giornata. L’idea è di andare ad esplorare una zona a me sconosciuta, così parto alla volta del Brioschi dalla via del Nevaio (voglio anche verificare di persona la presenza di accumuli di neve perenne in grigna). La prima parte fila via liscia, sentiero comodo e panorami stupendi. Supero il rifugio Bogani e ed in breve sono all’inizio della via del nevaio. Posto veramente bello, attorno pareti austere, tutto bianco di calcare. Supero qualche tratto faticoso e finalmete trovo la neve! Ora però dal fondo valle è salita una nebbia fittissima e in un attimo non vedo oltre i 5m. Proseguo fino verso i 2200, a stento vedo nella nebbia alcuni segnavia che puntano verso la pietraia. Inizio a risalirla ma ad ogni passo si generana una piccola frana, salgo ancora qualche passo per mettermi in una posizione sicura e valutare il da farsi. Non si vedono più segnavia, anzi a dire il vero non si vede proprio niente. Avanzo ancora qualche metro e schivo di poco una nuova scarica di sassi, la piccola frana ha però lasciato senza sostegno un grosso masso che inizia a scivolare verso di me. Giusto il tempo di pensare “cazzo!” e corro al riparo. Anche sta volta mi è andata bene! A questo punto però ,visto anche che la nebbia non accenna a diradarsi, torno indietro (ero a mezz’ora dalla vetta). Comunque tra qualche giorno sarò di nuovo la!


Pizzo Alto

Era da un bel po’ che puntavo a fare un giro da queste parti. Finalmente, complice una giornata stupenda, sono riuscito ad andarci. E la fatica è stata ampiamente ripagata. Si parte da Premana, appena entrati in paese, subito dopo la fabbrica della Camp, sulla sinistra c’è un comodo parcheggio a due piani. Per l’inizio del sentiero si deve tornare indietro di una cinquantina di metri ed imboccare la mulattiera (930m) che si stacca a destra (indicazioni per l’Alpe di Deleguaccio).Attraverso il bosco si superano le baite di Gorla, Zucco e Gianello poi, usciti dal bosco, si giunge senza troppa fatica all’alpe di Deleguaccio (1660m,+730m,2.00h). Qui bisogna a prestare attenzione a non seguire la traccia sbagliata, occorre dirigersi verso NE , alle spalle dell’alpe, seguendo il sentiero che sale a tornati. In circa un’ora si giunge al Lago di Sotto, posto sul fondo di una conca rocciosa (2095m,+435,3.00h). Salendo per sfasciumi sulla destra del lago ci si porta all’inizio del canalino attrezzato. A parte un paio di punti questo tratto non è eccessivamente esposto ne ripido (vedi foto), non va comunque sottovalutato. In mezz’ora si raggiunge magnifica conca del Lago di Sopra (2238m,+150m,3.30h). Rimanendo sulla sinistra del lago si incontra una palina segnaletica. Da qui la traccia per il Pizzo Alto risale la conca puntando a SE fino a raggiungere una selletta quotata 2411m. Ora ci si abbassa di qualche decina di metri e in traverso, con qualche saliscendi si passa sotto la Cima del Cortese per giungere finalmente in vista del Pizzo Alto. Per salirvi in vetta si passa dapprima sotto la cima per poi percorrere la cresta E (2511m,+300m,5.30h – croce e libro di vetta). Da quassù la il colpo d’occhio è eccezzionale: verso sud la Val Varrone e la Valsassina, a est la dorsale orobica in particolare il Pizzo Rotondo e il Pizzo dei Tre Signori; a nord la Valchiavenna verso lo Spluga, la Valtellina e le granitiche cime della Val Màsino; infine a ovest il Monte Legnone, la Mesolcina meridionale e sullo sfondo il gruppo del Rosa. Per il ritorno anziche dalla via di salita scendo verso l’alpe Premanìga. Si ritorna alla selletta sopra il lago superiore e anzichè scendere verso il lago ci si abbassa di qualche metro per poi seguire il filo della bella cresta (ometti e bolli) verso la Cima di Cornice (indicazioni per Piancauda e Premaniga). Prima della cima di Cornice si trova su una pietra una freccia a vernice che punta dritta a valle. La si segue scendendo attraverso pratoni (rari bolli) tenedo la direzione SE, fino a raggiunge una palina segnaletica (vedi foto,1942m). Ora si ignora la segnalazione verso sinistra scendedo invece per i pascoli verso le baite Premanìga già visibili da questo punto (la traccia segnata si perde infatti fra la vegetazione). Raggiunta l’alpe si ritorna in un’ora a Premana con un bel sentiero che attraversa diversi nuclei di baite.

BLU Dorsale Orobica


Piz Grevasalvas

Si parte da Maloja , un paio di chilometri dopo la fine dei tornanti dell’omonimo passo , sulle rive del Lej da Segl. Non appena la strada si affianca al lago si può parcheggiare l’auto nel primo parcheggio sulla sinistra. Il sentiero parte proprio da qui (1801m). Per pascoli si raggiunge Plan di Zoch (1945m,0.30h). Dopo un breve tratto in traverso ci alza con numerosi tornanti non eccessivamente faticosi. Ancora un breve tratto pianeggiante e con un ultimo strappo si raggiunge il Lagh dal Lunghin (2484m,+680m,1.45h). Sulle rive del lago è posta uno dei numerosi cartelli di indicazioni. Si segue per Plaun Grand e Lej Nair. Si procede dapprima in saliscendi, poi , percorrendo una valletta in direzione NO ci si abbassa di un centinaio di metri. Raggiunta una zona piaggiante si incontra una palina con l’indicazione per Piz Grevasalvas; quindi si devia sulla sinistra verso NO e con stretti tornanti fra prato e roccia si raggiunge il bel Lej Nair (2456m). Da qui salendo per sfasciumi e roccia si guadaggna dapprima la cresta N ed in breve la vetta Piz Grevasalvas (2932m,5h). Per il ritorno si ripercorre lo stesso sentiero fino al Lej Nair e poi fino al Plaun Grand. Qui anzichè tornare verso il Lagh dal Lunghin si segue l’indicazione per Grevasalvas e Maloja. Ragginto l’abitato di Grevasalvas (1941m) si scende attraverso bellissimi pascoli verso Buaria, da qui in breve si ritorna sulla strada ed al parcheggio.

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Zuccone Campelli

Lo Zuccone Campelli è un sistema calcareo dall'aspetto dolomitico, il cui anfiteatro fa da sfondo ai Piani di Bobbio e divide la Val Torta dai Piani di Artavaggio. Il Dente Campelli con i suoi 2161m è il punto più elevato del sistema. Per salire da Barzio occorre lasciare l'auto nei pressi della stazione di partenza della funivia e salire per la mulattieria (a tratti noiosa e infestata da rumorosi e puzzolenti fuoristrada che salgono ai piani) cha parte proprio all'inizio del grande parcheggio (800m). In circa 2h si arriva al Rifugio Lecco (1779m,2.00h,+979m). Da questo si prosegue lungo la pista da sci di destra inoltrandosi all'interno del Canalone dei Camosci , circondato dalla bastionata del Campelli, fino ad incontrare una traccia segnata che si stacca sulla destra. La si segue ed in breve tempo si inizia a risalire non senza fatica una zona di detriti molto franosi. (occore prestare attenzione a chi ci segue e precede!…nel mio caso nessuno). Sempre su terreno insidioso ci si inotra nel secondo canale a destra fra spettacolari e inquietanti torrioni e pareti. Si supera qualche facile roccetta e si perviene su un poggio erboso. Da qui si segue la traccia di sinistra verso la vetta del Campelli , già visibile, su facile e panoramica cresta. Superata l'uscita della ferrata che sale dal Canalone dei Camosci, ormai sotto la vetta si deve superare un ripido intaglio attrezzato con catene fisse. Dalla vetta (2161m,+1361m,4.00h)la vista spazia sulle montagne lecchesi (resegone, due mani,erna,grigne,sodadura…), sui piani di Bobbio di Artavaggio, sulle orobie bergamasche (Aralalta,Arera,Venturoso,Tre Signori) nonchè sulla Brianza e la pianura. Per la discesa anzichè scendere di nuovo verso il rifugio Lecco dal Canalone dei Camosci ho optato per l'erboso versante ovest fino a raggiungere, con traccia sempre abbastanza evidente, la Casera Campelli (1782m,-400m,5.00h). Da qui ho proseguito lungo il bel Sentiero Stradini per far ritorno ai piani Bobbio. Questo sentiero presenta tre facili tratti attrezzati che permettono di superare in sicurezza una cengia ed un paio di passaggi esposti, e con una successione di saliscendi conduce alla Bocchetta Campelli ed una decina di minuti alla stazione di arrivo della funivia. Da qui si segue l'itinerario di salita fino a Barzio.


Rifugio Gianetti

Il rifugio Gianetti sorge a 2534m alla testata della Val Porcellizzo, proprio ai piedi del mitico Pizzo Badile. Per accedervi, oltre che dal Sentiero Roma, si può salire dal fondo valle, arrivando in auto ai Bagni di Masino (dalla s.s.38 giunti ad Ardenno seguire le indicazioni per la Val Masino).
Si inizia a risalire il bosco con una mulattiera abbastanza ripida poi, raggiunte le case di Corte Vecchia, si procede per bei pascoli. Si continua sulla sinistra idrografica giungendo su di una piana erbosa dove sorge la Casera Porcellizzo (1899m). Da qui, attraversato un ponte, si giunge al rifugio con una decisa e costante salita in direzione N sulla destra idrografica della valle. L'idea per questa escursione era quella di proseguire poi fino al Passo del Porcellizzo (2961m), un itinerario impegnativo e faticoso, che permettere di scendere sul versante opposto in Val Codera attraverso il Bivacco Predoni-Del Prà (2577m). In realtà giunto al Gianetti il tempo era tutt'altro che rassicurante con nuvole basse e scure che azzeravano la visibiltà, il che mi ha costretto ad una rapida ritirata verso valle.


Bivacco Chiara e Walter

22/07 – Lasciata l'auto a Fraciscio (1340m), poco sopra Campodolcino, si seguono le indicazioni per il Rifugio Chiavenna. Con pendenza minima si sale su strada sterrata e poi su sentiero. Successivamente con decisi tornanti si prende quota fino alla piana su cui sorge il rifugio, l'abitato di Angeloga e l'omonimo laghetto (2050m,+700m,1.15h). Da qui si riprende a salire alla volta del passo dell'Angeloga. Sono possibili due itinerari: uno, più ripido, che risale il pendio a SE del rifugio e un altro che si dirige prima a ESE poi a N verso il passo. Noi abbiamo percorso il secondo (occorre seguire con attenzione la traccia!). Avvicinandosi a al passo si incontrano diversi laghi e pozze d'acqua. Dal passo dell'Angeloga (2390m,+350m,2.30h) si inizia la discesa verso il Lago di Lei. La seconda parte di questa discesa l'abbiamo trovata un po' noiosa. Raggiunto il fondo valle si segue l'ultima parte della carrozzabile che fiancheggia il Lago di Lei fino alle baite del Pian del Nido (1950m,-400m,4.50h). Da qui seguendo le indicazioni si sale alla volta del Passo di Lei mantenendosi sulla sinistra idrografica della Valle di Cà. Questo tratto non è faticoso ma decisamente monotono, e per questo stancante. La situazione è decisamente diversa avvicinandosi alla testata della valle. Gli ultimi 150m di dislivello si percorrono infatti tra massi e sfasciumi fino al Passo di Lei dove, dopo aver superato alcuni laghetti, si arriva al bivacco Chiara e Walter (la vista è spettacolare!). (2661m,+700m,8.30h)

23/07 – prima dell'alba si inizia la discesa per ritornare a Fraciscio. (a parte l'itinerario usato ieri per la salita esistono altre due possibiltà: dal pizzo di Sommavalle verso Avero oppure da Piangesca, poco sopra il lago dell'Acqua Fraggia, attraverso il passo d'Avero). Noi abbiamo percorso la seconda possibilità ma avrei preferito la prima in quanto, sebbene più impegnativa, è molto più breve. Tornando al nostro percorso dal bivacco siamo scesi verso il Lago dell'Acqua Fraggia fino alle baite di Piangesca (1.45h,-570m). In seguito saliamo per pascoli, con alcuni tratti faticosi, in direzione OSO fino ad una sella erbosa (2384m,+300m,2.35h). Da qui parte un lungo e talvolta faticoso saliscendi che in traverso supera pendii erbosi e ripidi; in questa zona è possibile avvistare molti camosci. Il termine di questo tratto coincide con il Passo d'Avero (2332m,+150m-180m,3.50h). Inizia ora una discesa più decisa e un po' noiosa che ci conduce fino all'abitato di Avero (1678m,-680m,5.30h). Infine si prosegue con un piacevole percorso nel bosco in direzione di Bondeno dove parte poi la carrabile verso Gualdera e Faciscio (-350m,8.00h)


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