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Archive for Marzo 2009

strane luci di pioggia splende il sole e fa bel tempo

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28-29 Marzo

Sabato, finito di lavorare, si apre la parte divertente del finesettimana con una frettolosa e sommaria prepreparazione dello zaino. Anzi, a dire il vero, lo zaino non l’ho nemmeno preparato. La scena è stata più meno così: bagagliaio dell’auto aperto e io che ci butto dentro il necessario in un disordine tale che, a lavoro ultimato, me ne sono compiaciuto. Sciolina,spazzolino da denti, pelli di foca,sacco a pelo, scarponi, il tutto ben mescolato.
Dopo un boccone veloce passo da Lecco a prendere Luca e saliamo assieme verso Sondrio, dove ci aspettano la giò, Fabio e volpe. La serata trascorre piacevole con i locals che ci guidano per le bettole sondriesi, fra cazzate assortite, racconti spassosi ed esperienze psico-mistiche di run-out (e run-down) sulle placche della val di Mello. All’ora di ritirarci ci affidiamo alla super-ospitalità di Giovanna. Programmi scialpinistici per il giorno dopo ancora assolutamente fumosi. Si vedrà.
La mattina ci svegliamo senza sveglia, segue colazione di livello e laboriosa consultazione di carte e bollettini meteo, incuranti della pioggia che scende oltre la finestra. La scelta ricadrà sulla Val di Campo, laterale della Val Poschiavo. Compattiamo culi e attrezzi sul van per avviarci a questa gita disperata. A crederci, più o meno convinti, siamo io, Luca, Giovanna, Marzia, Angelo e Fabio.
Salendo verso il passo la pioggia diventa finalmente neve. Calzati gli sci ci ritroviamo in breve immersi un paesaggio ovattato ed invernale, nonostante il calendario, sotto una bella nevicata. Al suolo ci sono 40 centimetri di neve nuova piuttosto pesante. Battere traccia è una faccenda decisamente faticosa,così ci si alterna al comando per aprire un varco nella bella abetaia. Nevica e c’è nebbia, a battere si sbuffa come locomotive a vapore, siamo maledettamente bagnati, ma ci si diverte! Dopo meno di un migliaio di metri saliti, ci fermiamo in un punto non meglio identificato a spellare. Per la discesa ognuno si arrangerà come meglio può. Tornati al parcheggio, ormai fradici, per evitare di ammuffire e per soddisfare il nostro appettito, ci ritiriamo in un’altra bettola per dare fondo ad una porzione di patatine fritte formato rancio militare. Prima di rientrare, ci fermiamo ancora un po’ dalla giò per un tè e quattro chiacchiere.

Come sempre le cose improvvisate riservano grandi soddisfazioni. Grazie all’ottima compagnia ne è uscito un bel finesettimana di allegria, risate, sorrisi e un po’ di montagna.

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30 Marzo 2009 alle 9:02 am

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Emozionante Alto Lario

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Domenica 22 Marzo

Per chi non è della zona o non conosce i luoghi, il Monte Bregagno è una cima abbastanza tozza ed allungata, posta sulla sponda occidentale del Lago di Como. In estate passa quasi inosservata, coperta com’è di solo prato, senza roccia e senza segni particolari. Quando è ammantata di bianco invece non può non attirare l’occhio dello scialpinista dal palato fine. Il monte è infatti articolato in molti ripidi costoni, che regolari e ben definiti sembrano precipitare nel lago senza soluzione di continuità.

Oggi è arrivata l’occasione anche per me di godere di tanta bellezza. Voglio essere da solo a farlo, voglio che sia tutta per me. Ci sono tutte le carte per una gita da ricordare. Il meteo è ideale e la neve ancora abbondante e di ottima qualità. Dopo aver risalito buona parte del lago, mi inerpico in auto lungo una stradina ripida e sterrata. Lascio il mezzo al suo termine, ai Monti di Labbio , e con gli sci in spalla mi incammino su un bel sentiero nel bosco. Sono solo dieci minuti di marcia per raggiungere la neve, un ottimo aperitivo del magnifico panorama che mi accompagnerà per tutto il giorno.

Le gambe oggi vanno come un locomotore, sto proprio bene, dentro e fuori. Semino gli unici tre scialpinisti che mi pedinano e proseguo finalmente solo lungo l’evidente dorsale. Salgo con passo regolare, mi guardo attorno e ogni tanto scatto anche qualche foto. Tratti gelati sui ripidi fianchi del costone e passaggi affilati richiedono un po’ d’attenzione. Il vento è forte, ma lo ignoro completamente. E poi ormai ci siamo abituati dopo due mesi di vento. In vetta ci resto poco, accucciato dietro il basamento di mattoni della croce,giusto il tempo di mangiare un boccone e spellare.

Finalmente è l’ora di scendere. Da tempo desideravo fare questa gita, ma ad oggi non ero ancora riuscito a concretizzare. Dicono che sia uno degli itinerari più entusiasmanti della zona e io non posso che confermare tutto questo. Il viso e le punte degli sci sono rivolti solo al blu del lago. Oltre l’orizzonte della neve è solo acqua. La ripidezza delle dorsali non fà che accentuare questo senso di proiezione.

Mi lascio guidare dalla neve migliore scendendo lungo il Dosso di Naro, dalla parte opposta rispetto alla partenza. Il firn è da manuale. Fondo mordente e due dita di neve ammorbidita sopra. Finito il divertimento tocca risalire. Così metto nuovamente gli sci in spalla e salgo sulla massima pendenza su neve dura fino a ritornare sull’anticima. Sono contento, in questo modo mi resta ancora un bel po’ discesa da fare. Meravigliosa. Con l’ultima serpentina raggiungo il colle con la piccola chiesa di San Bernardo, dove questa mattina ho calzato gli sci. Mi fermo un poco a riposare e mi disseto ad una provvidenziale fontana chiacchierando con un escursionista di passaggio.

Sarebbe un peccato non approfittare di queste condizioni strepitose e così rimetto le pelli e su di nuovo lungo la dorsale NE per un’ultima piacevolissima discesa. Rientro contento ed appagato lungo il sentiero. La giornata si chiude con una passeggiata defaticante fra i prati ben curati e le vecchie baite di Labbio. Avrei anche la mezza idea di mangiare al bel agriturismo, ma una merenda a selvaggina e rosso mi stenderebbe definitivamente. Meglio rincasare con calma: 10 km in auto sulla mulattiera e poi la solita statale, col traffico della domenica e i motociclisti fastidiosi come zanzare. Poco importa, metto un bel disco e riassaporo le belle discese di oggi.

Written by claus

22 Marzo 2009 alle 8:55 pm

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Antimedale

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Sabato 21 Marzo

Giovedì sera sono stato a sentire la conferenza di Peter Podgornik, fortissimo scalatore sloveno e persona interessante, pioniere nella scalata sul ghiaccio verticale, con all’attivo vie su tutti i terreni, spedizioni e viaggi di ogni tipo in ogni angolo del mondo. Il racconto filava intrigante dalle difficili vie in roccia sulle Giulie alle spaventose e disperate big wall himalayane, dalla Yosemite Valley ai villaggi Masai. Ora, finita giustamente l’attività estrema, continua a scalare e viaggiare a bordo del suo furgone con la compagna e il loro bimbo. Fà un po’ pensare lo stridente contrasto fra l’epilogo della sua storia e il fatto che la maggior parte dei suoi compagni e amici siano morti scalando.

Questa mattina invece sono tornato in Antimedale per una tranquilla arrampicata sulla via Chiappa. La proposta di Luca è allettante: “partenza con comodo e facciamo le lucertole, fanculo a tutto”. Alla fine ne è uscita una mattinata divertente. Si stava proprio bene, roccia calda, com’è solito su queste pareti solatie, e una bella brezza fresca. Nell’avvicinamento, camminando distratti abbiamo fatto un giro lunghissimo per arrivare a destinazione. Al ritorno, non soddisfatti, siamo scesi fino a Rancio mentre l’auto era Laorca. Così, sulle orme dei mitici scalatori lecchesi degli anni ‘30 che salivano a piedi in Grignetta, ci siamo fatti una camminata fino all’imbocco della val Calolden e poi su per i vicoli di Laorca.

Written by claus

21 Marzo 2009 alle 10:07 pm

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L’Italia che produce…

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Martedì 17 Marzo

racconto in pillole di un martedì pomeriggio nella falesia di Galbiate con Giovanna, Luca, Rossano e Sabina. Era abbastanza caldo e la falesia era completamente deserta. Qualche timido segnale di miglioramento ha iniziato a fluire attraverso le estremità del mio corpo, anche se rimango leggero come un pachiderma, agile come un manichino, elegante come un calzino bianco di spugna. Poco importa, con pazienza e impegno tornerò a scalare come e meglio di prima. Sia chiaro, a me non importata un accidente di prestazioni, gradi, livelli, falesie come fabbriche. La verità è che mi diverto e tanto in pomeriggi come questo. Conclusi i giochi verticali, riposte corde e moschettoni, migriamo in massa in centro città per un po’ di shopping montagnaro.

Written by claus

17 Marzo 2009 alle 9:57 pm

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Scialpinismo in Vallée

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13-14-15 Marzo

Eccomi da poco rientrato da questa piacevolissima trasferta; ancora accaldato e con la pelle del viso tornata finalmente del colore solito, ormai dimentica del lungo periodo di torpore che è svanito come l’inverno in questa overture di primavera.
Partiamo il venerdì subito dopo cena. La scusa ufficiale è quella di risparmiarsi la levataccia, ma in fondo penso che la realtà sia semplicemente che ci piace il vagabondaggio e che nussuno ha voglia di starsene a casa.
Per l’occasione la banda è così composta: Giovanna, al comando del Westafalia che sarà anche il nostro tetto, Luca,Leo ed io. Durante il viaggio verso ovest, attraverso il finestrino, il tramontare delle tre stelle della cintura di Orione segna la rotta. Complice un po’ di traffico, riusciamo a sistemarci per la notte in val Grisenche solo a mezzanotte passata. Quando l’indomani ci raggungono gli amici saliti in giornata, siamo ancora nel pieno della colazione che consumeremo accompagnandola alla non semplice scelta della gita.
Alla fine accettiamo titubanti un’esposizione Nord, vada per questa Becca di Tos.
Un bosco fitto e ripidissimo ci accompagna per la prima ora di salita, per fortuna la fatica è ripagata da un rapido guadagno di quota. Usciamo sui pendii aperti in gruppo compatto. La giornata è splendida e il ritmo di salita è spedito, ma senza forzature, così che, oltre a spingersi sù, si chiacchiera e ci si guarda attorno. La musica rimane uguale per un bel pezzo fino alla base del ripido canale che ci condurrà al colle e quindi al ghiacciaio. Qui la valutazione sulla sicurezza del percorso spezza il gruppo. Io ho le idee chiare e lascio sfilare tutti aspettando la Giò per sentire le sue intenzioni. Stesso pensiero, siamo qui per un finesettimana di divertimento e sarebbe stupido cercarsi guai disturbando quel grosso lastrone. Guadagnamo una posizione sicura e fuori traiettoria,spelliamo e dopo aver contemplato la bella vista sul Bianco, ci godiamo le uniche belle curve della giornata insieme a Luca, ritornato prudentemente sui suoi passi.
Svaccati sul nostro bel masso al sole, mentre ci abbronziamo, assistiamo divertiti alla ritirata, uno per volta e con cautela, di tutti quelli che hanno tentato di proseguire, meno i due che invece hanno perseverato sino a calcare la cima.
Il resto della discesa sarà il gran galà della crosta. La neve è orribile, ma fra risate,affondamenti,scioline e boschi intricati, passa piacevolmente.
Col viso rivolto ad un sole caldissimo e la schiena appoggiata al muro in pietra di una baita, attendiamo rilassati il ritorno di tutti.
Dopo panino e coca di rito, i saluti agli amici che tornano a casa, ci restano il pomeriggio e la serata da spendere girovagando, un po’ per il centro di Aosta, un po’ alla ricerca di un posto che ci aggradi per la cena. Spulciamo la guida per la gita del giorno dopo con un unico pensiero: a Sud!. Scegliamo il Monte Rosso, nella valle centrale, convinti di trovarci neve buona, come effettivamente sarà. Sistemato strategicamente il furgone proprio alla partenza della gita, si tira tardi chiacchierando. Al mattino, dopo i soliti preparativi, ci raggiungono altri tre ragazzi dal varesotto. Il cielo è pure oggi blu,c’è un bel caldo anche se a tratti il vento disturba un poco. La salita fila via veloce e divertente; tutto sommato non è nemmeno così corta. In punta il vento ci lascia in pace giusto il tempo per prepararci alla discesa.
Oggi la neve è buona con ampi tratti di firn,la sciata è di soddisfazione. Ne approfittiamo prolungando la discesa per poi tornare al paese, risalendo pascoli dolci e ben innevati. La giornata si conclude senza fretta col solito spuntino in compagnia. Questo giro però tocca a noi tornare alla base.
Questo è tutto o quasi. Mi sono divertito come non capitava da troppo tempo. Ho ritrovato tutto il piacere di girovagare, il calore della compagnia e del sole d’inizio primavera.

Written by claus

16 Marzo 2009 alle 10:13 am

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Val Gerola con la Luna

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Martedì 10 Marzo

La mattina di ieri ero un po’ dubbioso, il tempo era brutto ed avevo molte cose da fare. Nel pomeriggio, per fortuna, ho cambiato idea. Mi incontro con parte degli amici a Lecco ad ora di cena. I valtellinesi ci attendono invece lungo la strada. Alla fine, quasi puntuali, riusciamo a ricomporre il gruppo al completo. Lasciata l’auto a Fenile, ci avviamo lungo la bella stradina nel bosco che sale a Pescegallo. La serata è spledida, limpidissima, senza vento e con una luna grossa così. Saliamo a ritmo serrato e raggiungiamo la nostra meta compatti. Discesa su ottima neve a frontali rigorosamente spente, della serie una banda di pazzi si aggira per la val Gerola! Riposti gli attrezzi scendiamo a Morbegno dove girovaghiamo famelici in caccia di cibo e abbeveraggio. Alla fine tiriamo notte fonda. Una gran serata insomma, tantissima neve, tempo perfetto e ottima compagnia. Partecipanti, in ordine rigorosamente casuale, Luca, Leo, Giovanna, Marzia, Davide, Lorenzo, Domenico, Angelo e altri 3 o 4 allunati che non conoscevo.

Written by claus

11 Marzo 2009 alle 10:53 am

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Ritorno alle rocce

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Domenica 8 Marzo

Finalmente oggi una domenica tutta per me! Sono stato ad arrampicare a Galbiate con Luca e Davide. Come sempre alla domenica, questa falesia è piuttosto affollata,ma poco importa. Tutti e tre siamo reduci da una lunga astinenza rocciosa, quindi ci manterremo su cose tranquille e il tono della giornata falesistica sarà più rilassato del solito. La bella giornata e il primo sole caldo del resto si prestano bene. Per quel che mi riguarda posso dire che ho pagato a prezzo pieno la lunga inattività. I piedi non erano più abituati a tale maltrattamento e hanno ricambiato con un gran dolore. Le dita faticano a rimanere chiuse e non sento il baricentro. Insomma, ho scalato in maniera decisamente impacciata. In compenso è stata una bella giornata in compagnia, mi sono divertito. Fatti i tiri sindacali abbiamo chiuso con birra in riva al lago. Per l’arrampicata, dopo l’esordio stagionale di oggi, dovrò lasciar passare quest’altro mese di intenso lavoro,dopodichè potrò dedicarmi con continuità a ritrovare l’armonia con la pietra e a fare nuovi progetti.

Written by claus

8 Marzo 2009 alle 8:49 pm

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Scadenze

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Un po’ di fatti miei. Nelle ultime cinque o sei settimane non ho fatto altro che lavorare per cercare di concludere la mia tesi di laurea. Ho lavorato tutti i giorni dal mattino presto a sera, con l’unica eccezione di quelle poche ore rubate per andare fugacemente in montagna. Su un foglio ho tracciato una tabella con circa 40 caselle, una per ogni giorno. Ho annotato tutto quello che rimaneva da fare, ripartendolo sulla tabella, poi, per ogni giorno trascorso e porzione di lavoro finita, ho tirato una riga a pennarello.
Questa sera il foglio è completamente coperto di righe nere. Il tempo a mia disposizione è inequivocabilmente esaurito.

Di norma giudicherei patologico un simile modo di fare. Ma il significato di quello che ho fatto, o meglio che ho cercato di fare, è altro dal suo solo e mero valore intrinseco. E’ stato un fatto del tutto personale, una rappresentazione del tentativo di recuperare il tempo e le occasioni gettate per essermi a lungo dimenticato di amare me stesso. Del resto una delle poche cose che ancora ricordo della mia conclusa parentesi cristiana cattolica è proprio quel “ama il prossimo tuo come te stesso”. In fondo è come dire che il metro per misurare l’amore verso l’altro non puo che essere quello stesso che abbiamo per noi e che quindi quest’ultimo, ben lontano dall’egoismo, viene prima d’ogni altro.

Insomma, tutto questo per dire che tra domani e dopodomani scoprirò se tutta la fatica fatta sarà servita ad ottenere ciò che volevo, nel significato di cui sopra. Ovvio che mi sento all’altezza della situazione e anzi attendo bramoso il momento di mettermi alla prova. Per renderlo con una metafora alpinistica, il senso ed il gusto dell’avventura sta tutto nell’incertezza dell’esito. Per questo stasera metto in conto, parafrasando, l’eventualità di non passare quel passaggio chiave obbligato e scabroso.

Se tutto andrà per il verso giusto venerdì sarò a riposarmi al sole, al costo di attraversare un paio di paralleli per trovarlo. Diversamente non lo so ancora.

Written by claus

3 Marzo 2009 alle 7:10 pm

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Cascata della Val Boazzo

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Domenica 1 marzo

Dopo moltissimo tempo torno, con grande desiderio, a rapportarmi col più misterioso, effimero e delicato degli elementi. Come ormai da diverse settimane, sono costretto ad organizzare all’ultimo momento. Ancora una volta, sul finire della settimana, la curiosità e l’entusiasmo s’impossessano di me e non posso che assecondare la mia sete d’avventura.
Degli amici sono stati in settimana su questa cascata. E’ dai tempi dei primi maldestri colpi di piccozza che mi piacerebbe salirla e, vista la situazione meteo, capisco che oggi è l’ultimo giorno buono per questa stagione. Dopo un giro di consultazioni recluto due simpatici novizi, ma penso che ci sarei andato anche da solo.
Lasciamo l’auto sulla strada per Morterone e con un erto sentierino ci abbassiamo sul fondo di questa valle scoscesa e selvaggia. In una mezzoretta di avvicanemento a tratti avventuroso siamo alla basse del ghiaccio. Come previsto le condizioni sono al limite, ma è fattibile senza eccessivi pericoli oggettivi. I due ragazzi che sono con me non hanno esperienza, quindi decido di assicurarli almeno sul primo tratto. Con due tiri supero il primo salto, dopodichè ci sleghiamo e proseguiamo liberi sino alla fine. La cascata della val Boazzo è l’ideale per una scalata su ghiaccio molto rilassante, senza troppo stress, in ambiente particolare e piacevole. Le difficoltà sono discontinue, tratti semplici si alternano a qualche salto anche lunghetto e, volendo, anche un paio di passaggi verticali. Nel complesso la cascata non è corta, saranno 400m. Dall’uscita si rientra all’auto con un’ora circa di cammino, fra neve, fiori che iniziano a spuntare nel sottobosco, e uno splendido pascolo da attraversare.
Mi sono divertito, è proprio quello che cercavo per questa domenica mattina. La nebbia e il tempo uggioso hanno reso ovattata e sospesa l’atmosfera nel ventre di questa valle all’ombra del Resegone.

Cantando Marzo porta le sue piogge
la nebbia squarcia il velo
porta la neve sciolta nelle rogge
il riso del disgelo.
Riempi il bicchiere, e con l’inverno butta
la penitenza vana
l’ala del tempo batte troppo in fretta
la guardi, è già lontana.

F. Guccini , Canzone dei dodici mesi

Written by claus

1 Marzo 2009 alle 3:54 pm

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