Archive for Giugno 2008
Val Bedretto
Questa domenica siamo saliti in val Bedretto con l’intenzione di ripetere La strada dei Curbatt al Poncione di Cassina Baggio. Partiti molto presto abbiamo compiuto l’avvicinamento al fresco e con buon ritmo. In alto però la neve ancora abbondante ci ha notevolmente rallentati. Il tempo, dapprima incerto, si è poi rivelato buono. Per pigrizia non abbiamo con noi scarponi o piccozze e la progressione è faticosa e talvolta delicata. Raggiungere l’attacco della via è problematico a causa della crepa che separa la parete dalla neve e da una placca nevosa che sovrasta in precario equilibrio. Tentiamo una variante per roccia per due lunghezze interamente da attrezzare ma poi la faccenda si fa delicata con discreto spavento su microfriend precario. Così per evitare di trovarci in una situazione no way out e visto che la parete è sempre là sfrutto un buon spuntone per abbandonare la parete e superare in doppia anche il sottostante ripido nevaio. Riordinato il materiale trascorriamo il resto della mattinata riposando, prendendo il sole e mangiando. Nel pomeriggio siamo poi scesi a scalare in una piccola struttura vicino alla Capanna Piansecco. Ora abbiamo un buon motivo per tornare in questa bella valle ma soprattutto abbiamo trascorso una splendida giornata.
Per chi voglia recarsi in zona in questi giorni consiglio almeno scarponi,bastoncini e guanti. La roccia è asciutta ma alcuni avvicinamenti sono ancora ingombri di molta neve. Comunque la situazione migliorerà rapidamente.
Sfinge 2006
E’ stata la prima bellissima scalata in ambiente vero per me,in compagnia di Marco e Diego, conosciuti al corso di alpinismo dei Ragni. Abbiamo deciso tutto in fretta e furia verso mezzogiorno del sabato. Tra ritardi vari siamo partiti dai Bagni alle 20 passate ed arrivati in Omio dopo le 22. La mattina i soci dormono a lungo, si fa poi colazione con calma e ci si incammina verso la parete. I primi due tiri sono di Marco, i due centrali di Diego, gli tre altri miei. La progressione si svolge a ritmi yosemitici fra chiacchiere sigarette e cazzeggi vari. L’ambiente è fantastico e il meteo perfetto con solo delle coreografiche nebbie in risalita dalla Val Codera. Quando tocca tirare a me seguo la mia linea immaginaria e di chiodi non ne trovo. Così finita la corda prendo due bravi chiodini dal mio imbrago e con grande compiacimento e sonore mazzate li pianto a realizzare una solida sosta. Recupero i compagni e parto infine per gli ultimi facili metri che mi condurrano in vetta assieme ad una gran gioia.
Individuare e raggiungere la linea di calata e invece tutto affar mio vista la poca dimestichezza degli amici con queste faccende.
Tornati alla base e poi al rifugio scendiamo con tutta calma in valle, si cena e poi ci si avvia, sempre con calma verso Lecco, dove tra una cosa e l’altra arriveremo a notte!
Esperienza indimenticabile per la scalata, l’entusiasmo, la voglia e la compagnia! a ripensare certe cose mi viene da sorridere.
note tecnico-personali,ovvero raccontare storie attraverso oggetti:
avevamo uno solo zaino enorme in tre lungo la via. Oggi userei un microzaino superleggero.
le mezze corde erano state acquistate il pomeriggio stesso! per la cronaca sono le stesse ottime Cobra II a cui mi lego tutt’ora. A giudicare dalla foto ignoravo ancora il Dynema visto che mi tenevo in spalla 10 pesanti e scomodi cordini dell’8. Avevo il mitico casco a scodella bianco (quello su cui in caso di fulmini ci si può sedere sopra senza sfondarlo) che poi ho regalato a Marlen e sostituito con un trendyssimo Grivel giallo. Le scarpette erano delle fiammanti Testa Rossa comprate un po’ grandi ma che tengo ancora da utilizzare con le calze, mi verranno buone per il Cerro Torre :) I pantaloni li uso ancora. Nella foto sono rossi ed idrorepellenti; ora invece rosa e spelacchiati. I dadi che avevo li ho sostituiti con una doppia serie di stoppers. i friends economici dell’inizio sono stati rimpiazzati da una preziosissima serie di Camalot. Gli eccentrici poi li ho relegati a pezzi da raddoppio o abbandono per vie in fessura. L’imbrago, che è ormai prossimo al pensionamento, era stato comperato l’anno precedente in novembre, il giorno prima di una gelida due giorni in val Formazza con Tommy, quando ancora i tecnicismi dell’alpinismo erano per me un mondo semioscuro. I rinvii (quelli economici ovviamente! dei pesantissimi e scomodi Camp senza keylock) li ho venduti e sostituiti con dei leggerissimi Trango Superfly Wiregate montati su fettucce ultraleggere.
Con Diego non ho più scalato dopo quell’anno. L’ho sentito non molto tempo fa e magari prima o poi ci si accorda per una rimpatriata sulle crode. In montagna aveva fegato e voglia ma mancava di metodo.
Marco idem, non l’ho più sentito. Arrampicava bene, era di compagnia e faceva ridere. Forse perchè veniva dalla pianura non era molto in sintonia con l’ambiente alpestre. La sua specialità erano le notti baldoria prima delle scalate, con relativi ritardi, bidoni e stordimenti del giorno dopo.
Sasso Remenno
Ennesimo e ultimo (stando alle previsioni) finesettimana di tempo brutto. Sabato, dopo un rapido scambio di proposte con Luca, decidiamo per la domenica di arrampicare. Nella mia interpretazione del bollettino meteo vedo nella Valmasino una meta papabile. Alla mattina decidiamo definitivamente per le due viette alla coda del dinosauro. Arrivati là troviamo però la parete grondante d’acqua così facciamo dietrofront per scendere al Sasso Remenno. Pare di stare in Amazzonia con la roccia umida e muschiosa e la vegetazione rigogliosissima. C’è pure una discreta quantità di gente. Mi metto all’opera sulla via del Bosca (6b), un bellissimo muro tecnico, con movimeti delicati su tacche e svasi, che la roccia umida rende piuttosto impegnativo e dal sapore vagamente british. La giornata passa poi tranquilla tra arrampicata e relax nelle varie zone della struttura. Il tempo è stato dalla nostra con poche gocce cadute e un provvidenziale sole che ha riasciugato tutto in fretta.
Grignetta, Spigolo E al Pilone Centrale
Anche questa primavera si torna ad arrampicare in Grignetta. Dopo l’infruttuosa ricerca della via nello scorso autunno a causa della nebbia, questa volta azzecchiamo l’attacco, incassato sul fondo di uno stretto ed umido canale. E’ il primo giorno di tempo decente da diverse settimane e c’è in giro una gran quantità di gente. Così non tardano ad accodarsi altre due rumorose cordate all’attacco di questa via, almeno sulla carta, poco frequentata. Sui primi due tiri ho sofferto un po’ l’umidiccio e la ruggine d’inizio stagione. Poi si aggiusta tutto col sole e così al terzo tiro mi metto alla prova sullo strapiombo di VI che in 4 movimenti mi lascio sotto i piedi. Dopo una pausa fatta di groppi in sosta con l’atra cordata e un tratto di raccordo in discesa arriva la lunghezza più bella via, verticale e con una bella sezione delicata su placca sospesa. La via esce poi all’altezza della placca della iper-affollata Zucchi che, unita all’ultimo tratto di Segantini, ci deposita in vetta.
Nel complesso la via è carina con passaggi interessanti e non banali. La roccia è buona ma con tratti friabili ed alcune cenge detriche che disturbano la scalata. La chiodatura è ottima a resinati con i passi impegnativi sempre protetti e un po’ più lunga sul facile. Come materiale consiglio 8 rinvvi, cordini ed eventualmente protezioni piccole (friends .5-.75 BD e nuts 4-9 Stopper).
Bella giornata in compagnia di Marlen, Luca e Luca, delle cordate incrociate e degli amici rampicati incontrati in giro.









